Svuotamento Latero Cervicale Sopraomoioideo. Il video è una sintesi completa dei tempi chirurgici dello svuotamento latero cervicale sopraomoiodeo, presentati separatamente in altri video.
Lo svuotamento sopraomoioideo è uno svuotamento selettivo dei livelli I-IIA-IIB e III, utilizzato soprattutto nei tumori del cavo orale ed orofaringe in stadio N0 o con linfonodi sospetti al I livello solamente.
Pur non essendovi un protocollo rigido sulla sequenza dei tempi chirurgici da seguire, preferenzialmente parto dalla liberazione del muscolo sterno cleido mastoideo, dal reperimento del nervo accessorio spinale e dallo svuotamento del recesso sovraspinale (IIB) e del II livello A.
Repertato e seguito il muscolo omoioideo dal basso verso l’alto fino all’osso ioide, eseguo lo svuotamento del I livello comprensivo in questo caso della ghiandola sottomandibolare, non prima di aver trovato e preservato il ramo marginalis mandibulae del faciale.
La legatura del peduncolo artero venoso facciale, ribattendo verso l’alto i vasi legati aiuta a salvaguardare e proteggere il nervo.
Si completa poi, da mediale a laterale, lo svuotamento del III livello incidendo la fascia della arteria carotide, clivando attentamente la fascia della vena giugulare e, dislocati e protetti i vasi ed il nervo vago medialmente con apposito retrattore “salva vasi” a valva, le fasce contenenti i linfonodi del piano vascolare vengono portate lateralmente e ricongiunte con i tessuti dei livelli I e II.
Lo specimen dello svuotamento in monoblocco viene liberato in profondità sul piano dei muscoli scaleni in alto, della fascia profonda preservando le radici spinali cervicali ed il nervo frenico nella parte centrale ed inferiore.
Prima di suddividere i livelli da inviare all’istologo è importante orientare lo svuotamento sul campo operatorio.
Va ricontrollata l’integrità di nervo spinale, marginalis, ipoglosso, linguale, frenico e nervo vago e dei vasi giugulari e carotide comune, interna ed esterna, tutti conservati integri.
L’emostasi deve essere attenta, con normalizzazione della pressione arteriosa prima di procedere alla chiusura.
Il posizionamento del drenaggio precede la sutura per piani e la sutura della cute.
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L’estratto di Ginkgo Biloba funziona nel diminuire il tinnitus insorto nei pazienti con sordità neurosensoriale improvvisa, indipendentemente dal dosaggio utilizzato (120 mg/day vs. 240 mg/day per 1 mese).
Lo afferma uno studio cinese su 195 pazienti seguiti fino a 18 mesi dal termine del trattamento.
Nell’analisi multivariata sono emersi, tra i fattori sfavorevoli al miglioramento del tinnitus, severo stato ansioso, sintomi da reflusso faringolaringeo e disordini vestibolari.
Nel tinnitus il Ginko Biloba viene proposto per l’effetto antiaggregante (antagonismo del platelet-activating factor (PAF) tramite ginkgolidi), con miglioramento del microcircolo cocleare/cerebrale. Ha anche una azione antiossidante (flavonoidi) e neuroprotettiva/mitocondriale ed avrebbe anche una azione di modulazione centrale con riduzione di distress più che riduzione del suono. Va assunto con estrema cautela nei pazienti con rischio emorragico od in terapia antitrombotica e va sospeso prima di procedure chirurgiche. Nelle metanalisi di letteratura il GB non ha dimostrato un beneficio clinicamente rilevante nel tinnitus, quando è il disturbo principale (grado di certezza basso).
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La rinoplastica è una procedura cosmetica del naso che viene effettuata sia dagli otorinolaringoiatri che dai chirurghi plastici.
Uno studio della Rutgers New Jersey Medical School, Newark, New Jersey, USA, ha indagato le complicanze chirurgiche e postoperatorie insorte mettendo a confronto le due specialità. L’indagine ha riguardato in totale 2127 pazienti, 1253 (58.9%) operati da ORL e 874 (41.1%) da un chirurgo plastico.
I tempi operatori erano più lunghi nel gruppo ORL (59.9% vs 44.4%, P < .001), ma l’incidenza di complicanze settiche postoperatorie significativamente inferiore (0.1% vs 0.8%, P = .008).
BIBLIOGRAFIA Sree Chinta, Keshav D Kumar, Dhiraj Sibala, Afash Haleem, Akshay K Warrier, Joseph A Celidonio, Jean Anderson Eloy. Effect of Surgical Specialty on Postoperative Complications of Rhinoplasty Otolaryngology – Head and Neck Surgery 2025 Oct;173(4):875-881. doi: 10.1002/ohn.1338.
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Innesto di grasso e derma per la Empty Nose Sindrome. La Empty Nose Syndrome (ENS) o Sindrome del Naso Vuoto è causata da una eccessiva riduzione dei turbinati inferiori.
Si presenta con una varietà di sintomi che comprendono ostruzione nasale, sensazione di bruciore nel naso, secchezza nasale e respirazione nasale dolorosa.
Data la severità del fastidio si associa spesso a depressione che può condurre anche al suicidio
I trattamenti chirurgici proposti prevedono procedure che aumentino il volume tissutale del meato inferiore apportando tessuto autologo come la cartilagine auricolare, la cartilagine o materiale artificiale come il derma acellulare trapiantato nella cavità nasale.
Uno studio giapponese su 9 pazienti propone l’utilizzo di grasso dermico autologo (ADF).
I vantaggi sono che è tessuto autologo, che il volume consente liberi aggiustamenti, che è più agevole da prelevare rispetto alla cartilagine costale essendo superficiale.
La sede di prelievo inguinale consente una eccellente cosmesi del sito donatore.
Il derma inguinale è sottile ma può essere agevolmente prelevato insieme al grasso.
L’innesto di grasso e derma è considerato più resistente alle infezioni rispetto all’innesto di solo grasso. Il derma era anche integrato con il tessuto labiale adiacente come tessuto neovascolare ed il tessuto grasso veniva anche stimolato a crescere.
La tecnica chirurgica prevede la creazione di una tasca mucosa nel pavimento della fossa nasale con una incisione di 1.5 cm all’origine anteriore del turbinato inferiore fino alla giunzione palato molle-palato duro. L’incisione è estesa lateralmente a raggiungere la parete laterale della fossa nasale. Il prelievo di ADF (3 × 8 cm) dalla regione inguinale era diviso ed inserito nella tasca mucosa fino a riempirla completamente. La sutura dalla incisione completa il trattamento chirurgico
Figure 1. Schema of autologous dermal fat grafted to the floor of the nasal cavity. (a) Submucosal incision in the floor of the nose at the anterior end of the inferior turbinate. (b) Create a submucosal pocket to the posterior. (c) Transplant autologous dermal fat. (d) Suture submucosal incision.
I risultati postoperatori dimostrano un significativo miglioramento dell’ENS6Q total score rispetto ai valori preoperatori.
Tra i sintomi, la secchezza nasale migliorava più lentamente rispetto al senso di minore flusso aereo, al senso di soffocamento, alla sensazione di naso troppo aperto, alla presenza di croste ed al bruciore nasale, tutti diminuiti più rapidamente.
Non si erano riscontrate complicanze chirurgiche.
BIBLIOGRAFIA Yu Hosokawa, Takeshi Miyawaki, et al. Nobuyashi Otori.Surgical Treatment for Empty Nose Syndrome Using Autologous Dermal Fat: Evaluation of Symptomatic Improvement. ENT Journal 2022 , Vol104, 7,https://doi.org/10.1177/01455613221130885
Il fumo influenza negativamente la sopravvivenza dei tumori cutanei non melanoma. Il tumore cutaneo non melanoma (NMSC) è il tumore più frequente nella popolazione di pelle chiara e rappresenta un crescente problema di sanità pubblica per il suo impatto in termini di morbidità e costi di trattamento.
Una sistematica review italiana e metanalisi della letteratura dal 2015 al 2022, ha indagato gli effetti del fumo sulla sopravvivenza dei pazienti affetti da NMSC.
È risultato che essere un fumatore al momento della diagnosi si associava ad un peggioramento della sopravvivenza (HR 2.42). Lo stesso risultato si otteneva valutando l’esposizione al fumo in termini di numero di pacchetti di sigarette fumati/anno o numero di sigarette fumate al giorno (HR 2.44)
Le conclusioni dello studio indicano pertanto che il fumo di sigaretta è un fattore prognostico negativo in questi pazienti, nonostante la prognosi generalmente buona di questi tumori NMSC.
È ragionevole considerare che questo effetto sfavorevole possa essere largamente attribuibile al fatto di sviluppare altre condizioni a rischio di vita nelle quali il fumo gioca un ruolo causale.
Gli autori sottolineano l’importanza dell’integrare il counseling di smettere di fumare nella gestione di routine di questi pazienti.
BIBLIOGRAFIA Chiara Andreon , Aurora Gaeta, Maddalena Carretti, Alice Graziani,Giulio Tosti, Chiara Doccioli, Maristella Saponara, Giuseppe Gorini, Mariano Suppa, Elisa Di Maggio, Sara Gandini e Saverio Caini. Cigarette Smoking and Survival of Patients with Non-Melanoma Skin Cancer: A Systematic Literature Review and Meta-AnalysisCancers 2025, 17(22), 3670; https://doi.org/10.3390/cancers17223670
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Ipertrofia compensatoria della tonsilla linguale nei pazienti OSA precedentemente tonsillectomizzati. La storia di una precedente tonsillectomia è significativamente associata al riscontro di una voluminosa ipertrofia della tonsilla linguale (LTH) nei pazienti adulti affetti da OSA, indipendentemente dall’obesità o dalla morfologia craniofacciale.
Lo afferma uno studio spagnolo su 117 pazienti affetti da OSA, di cui il 26.5% aveva avuto una precedente tonsillectomia. Il 57% di questi aveva LTH incrementato da grado III a IV.
Questo reperto suggerisce un meccanismo compensatorio o immunologico e supporta l’opportunità di una valutazione personalizzata fra i fenotipi OSA (non obesi con pregressa tonsillectomia).
BIBLIOGRAFIA Juan Riestra-Ayora, Cristina Vaduva, Cristina López Riolobos, Carlos Fernández-Navarro, María Garrote Garrote, Carolina Sánchez-Rodríguez, Araceli Abad Fernández, Eduardo Martin-Sanz.Lingual Tonsil Hypertrophy in OSA: The Role of Prior Tonsillectomy and Associated Clinical Risk Factors.Annals of Otology, Rhinology, and Laryngology 2026 Feb;135(2):
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Patologie orecchio estate Prof M.G.Vigili otorinolaringoiatra Roma – Qui Vi riproponiamo un’intervista a Radio Roma Capitale del 31 luglio 2022 in cui il Professore ci parla delle patologie dell’orecchio nella stagione estiva.
Il microbiota orale come sentinella del tumore del pancreas. La bocca si rivela una finestra su uno dei tumori più letali, difficili da diagnosticare e trattare: il tumore del pancreas. Uno studio statunitense pubblicato su JAMA Oncology afferma che specifici batteri e funghi della bocca potrebbero prevedere, anche con anni di anticipo, il rischio di sviluppare il cancro al pancreas.
I ricercatori americani hanno analizzato campioni di saliva raccolti da oltre 122.000 partecipanti, analizzati con tecniche di sequenziamento shotgun metagenomico per i batteri e sequenziamento ITS (internal transcribed spacer) per i funghi. Nel follow up medio di oltre 9 anni, 445 persone hanno sviluppato cancro al pancreas.
Sono stati valutati sia patogeni parodontali noti, sia più di 20 generi diversi di batteri e funghi orali, cercando di escludere possibili fattori confondenti, come l’indice di massa corporea, il diabete, il fumo e il consumo di alcol. Inoltre, è stato costruito uno Score di Rischio Microbico (microbial risk scores, MRS) per integrare il peso predittivo di 27 specie orali chiave.
Tre batteri noti per il loro ruolo nella parodontite – Porphyromonas gingivalis, Eubacterium nodatum e Parvimonas micra – sono risultati fortemente collegati a un maggior rischio di tumore al pancreas. Inoltre, tredici diversi batteri, appartenenti a vari phyla come Actinobacteria, Bacteroidetes e Firmicutes, risultavano più presenti nei soggetti che avrebbero sviluppato il tumore, mentre otto specie risultavano più abbondanti nei controlli, suggerendo un possibile effetto protettivo.
Per quanto riguarda i funghi, il genere Candida è risultato predominante: una maggiore abbondanza della specie C. tropicalis aumentava il rischio tumorale, mentre C. albicans sembrava svolgere un ruolo protettivo. Sommando i batteri e funghi, coloro che accumulavano più fattori rischiosi arrivavano a triplicare la probabilità di sviluppare un tumore pancreatico.
Questi risultati supportano un potenziale legame meccanicistico tra la disbiosi fungina orale e lo sviluppo del cancro al pancreas, giustificando ulteriori indagini sul ruolo della Candida nella traslocazione orale-tumorale e nella tumorigenesi pancreatica.
BIBLIOGRAFIA Yixuan Meng, Feng Wu, Soyoung Kwak et al Oral Bacterial and Fungal Microbiome and Subsequent Risk for Pancreatic Cancer JAMA Oncol 2025;11;(11):1331-1340. doi:10.1001/jamaoncol.2025.3377 Benedetta Pagni. Dalla bocca al pancreas: i microbi come sentinelle del cancro – Univadis – 07/10/2025.
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L’uso degli antibiotici nella tonsillectomia aumenta il rischio di infezioni da Clostrudium Difficilis. Nonostante l’utilizzo di antibiotici di routine dopo la tonsillectomia sia sconsigliato, uno studio della University at Buffalo, Buffalo NY (USA) su 58.722 pazienti (eta’ media 6.7 anni), ha evidenziato come il loro utilizzo aumenti nei bambini di quattro volte il rischio di sviluppare infezioni da Clostridium Difficilis (CDI). Gli antibiotici più utilizzati erano Amoxicillina e Cefazolina.
BIBLIOGRAFIA Erin M Gawel, Gaayathri Varavenkataraman, Luke Reardon, Deepthi S Akella, Nicole M Favre, Michele M Car. Clostridioides difficile Infection Risk in Children Prescribed Antibiotics for Tonsillectomy.Otolaryngology – Head and Neck Surgery 2026 Jan;174(1):137-142. doi: 10.1002/ohn.70056.
Personalmente non ho mai usato profilassi antibiotica intra e postoperatoria nelle tonsillectomie salvo che in caso di ascesso peritonsillare.
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La sindrome dell’acquedotto vestibolare largo. L’acquedotto vestibolare largo (EVA), è la più comune malformazione dell’orecchio interno associata all’insorgenza congenita o nell’infanzia di ipoacusia (HL).
Rappresenta circa il 19% delle cause di HL congenito.
È frequentemente accompagnato da una incompleta partizione II (IP-II) della coclea. EVA fa parte delle caratteristiche diagnostiche della sindrome di Pendred (PS), un disordine caratterizzato da HL e gozzo tiroideo. EVA e PS sono ereditate come carattere autosomico recettivo, tipicamente causato dalla variante biallelica (V2) nel gene SLC26A4.
La storia naturale dei pazienti con EVA è stata finora poco studiata ed insufficientemente compresa per mancanza di studi con lungo follow up.
Riporto una sintesi dei dati di uno studio cinese della Chinese PLA Medical School, Beijing, su 2774 soggetti, (52.4% donne, 47.6% uomini, età media 8 anni, con diagnosi radiologica di EVA) che si propone di compensare questa mancanza di conoscenze.
In China, la variante SLC26A4 rappresenta il 19.39% di tutti i casi di HL. La proporzione della presenza delle varianti, genotipi V1 e V0 , varia largamente all’interno delle diverse popolazioni asiatiche, mentre il riscontro nella popolazione bianca è sostanzialmente basso.
In aggiunta a SLC26A4 molti altri geni, compresi FOXI1, KCNJ10, and EPHA2, sono stati implicati nella patogenesi di EVA e le interazioni fra le varianti geniche possono generare l’ampio spettro fenotipico di EVA e PS: sordità media senza gozzo, profonda con gozzo etc.
2661 pazienti (95.9%) erano portatori della variante biallelic SLC26A4 (variante (V2), e 53 (1.9%) non mostravano varianti determinabili (V0).
Il criterio diagnostico per EVA è un diametro dell’acquedotto vestibolare maggiore di 1,5 mm al punto di mezzo tra la common crus e l’apertura esterna dell’acquedotto vestibolare come visualizzato sulle immagini CT. La RM veniva riservata ai casi di CT inconclusivi. Il range delle dimensioni dell’acquedotto vestibolare nello studio al punto di mezzo variava da 1.50 a 6.70 mm.
Pendred syndrome and EVAS. An 11-year-old boy with severe bilateral SNHL. Axial CT of the temporal bone. a There is absent septation between the apical and middle turns of the right cochlea, which appears slightly globular and resembles a baseball cap (arrow). b The modiolus appears deformed and offset anteromedially (arrowhead) foto: Caroline D. Robson . Pediatr Radiology 2006
La EVA risultava bilaterale nel 99.3% dei casi ed associata a PI-II nel 92.3% dei casi. EVA Isolata era stata riscontrata solo nel 7% di casi.
Nell’intera coorte di pazienti la ipoacusia unilaterale era rara (0.2%), quasi sempre bilaterale. L’insorgenza era prelinguale (fino ai 3 anni) nel 81.9% dei pazienti, mentre nel 18.2% lo sviluppo era postlinguale.
La severità della HL era profonda nel (62.2%), severa nel (24.7%), da moderata a severa (9.2%), moderata (3.0%), lieve (0.6%).
La morfologia dell’audiogramma in caduta sui toni acuti era il più frequente [57.8%].
Il 36% sono stati diagnosticati con i test di screening neonatale ed una sordità fluttuante era riportata nel 46.4%. La vertigine affliggeva il 42.9% dei pazienti, mentre il gozzo veniva osservato nel 6.45 con il 92.1% di questi pazienti che lo sviluppava dopo i 10 anni di età.
Dal punto di vista del counseling familiare, tra 597 famiglie 314 comprendevano bambini. Di queste il 29.0% non aveva contemplato misure preventive e vi erano il 35% dei bambini con HL. Le 205 famiglie che si erano sottoposte a diagnosi prenatale solo in 4 casi avevano avuto figli con HL.
Dal punto di vista terapeutico la maggior parte andava incontro a riabilitazione uditiva con impianto cocleare o con protesizzazione binaurale.
BiIBLIOGRAFIA Shasha Huang, Xue Gao, Yi Jiang et al Revaluation of Ellarged Vestibular Aqueduct JAMA Otolaryngol Head Neck Surg 2025 doi: 10.1001/jamaoto.2025.2866
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