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L’osteonecrosi del mascellare da bifosfonati

L’osteonecrosi dei mascellari (ONM) sotto bifosfonati prevede:
a) il trattamento attuale o pregresso con farmaci che modificano il rimodellamento osseo;
b) osso esposto o sondabile tramite fistola intra/extraorale in regione maxillo-facciale;
c) persistenza per almeno 8 settimane dopo un trattamento appropriato;
d) assenza di pregressa radioterapia o di metastasi sul mascellare.

I bisfosfonati o bifosfonati (BP) sono derivati chimici sintetici caratterizzati da una struttura P-C-P, con un atomo di carbonio centrale e analoghi strutturali dei pirofosfati ossei inorganici la cui struttura è composta da un atomo di ossigeno centrale, P-O-P.

La loro azione principale consiste nell’inibire il riassorbimento osseo.  L’incorporazione dei BP nel tessuto osseo riduce infatti la calcificazione e conserva le idrossiapatiti che costituiscono la trama ossea e il calcio.  

In secondo luogo, i BP aumentano direttamente l’apoptosi degli osteoclasti inibendo l’enzima (farnesil difosfato sintasi) regolatore del colesterolo, indispensabile per la sopravvivenza degli osteoclasti.

Queste azioni determinano un aumento della densità minerale ossea e una riduzione della calcemia. 

I BP sono classificati in “prima e seconda generazione”.

Quelli  azotati detti “di seconda generazione”, somministrati per via endovenosa, sono altamente assorbiti nell’osso (circa il 50%) e la parte non trattenuta nell’osso è rapidamente escreta dal rene attraverso la circolazione sanguigna, risultando pertanto meno dannosi.

I BP vengono comunemente utilizzati nel trattamento di patologie ossee benigne come l’osteoporosi (postmenopausale, maschile o indotta da corticosteroidi), la malattia di Paget, la displasia fibrosa, l’osteogenesi imperfetta, la necrosi asettica dell’anca e la sindrome sinovite, acne, pustolosi, iperostosi e osteite (SAPHO).

I BP sono utilizzati anche nel trattamento di patologie osteolitiche maligne, come il mieloma multiplo e le metastasi ossee nei cancri della mammella, della prostata, del polmone. 

L’incidenza dell’osteonecrosi dei mascellari (ONM) nei pazienti trattati con bifosfonati (BP) per patologie maligne è stimata tra l’1% e il 5% e aumenta con la durata del trattamento, soprattutto dopo 3 anni. L’incidenza dell’ONM in pazienti trattati con BP per patologie benigne rimane molto più bassa, tra lo 0,001% e lo 0,10%.

I recenti progressi scientifici in materia di ONM hanno avvalorato l’ipotesi che la semplice presenza di un’infezione su un osso trattato con BP non sia strettamente sufficiente per scatenare un’ONM e che spesso si tratti di una malattia multifattoriale.

L’ONM sarebbe la conseguenza di un’inibizione del rimodellamento osseo in un contesto di infiammazione/infezione precedente, associata a un’inibizione dell’angiogenesi e a un sistema immunitario deficitario. Inoltre, varianti o fattori genetici sono stati associati alle ONM in diversi studi degli ultimi anni.

Nell’85% delle ONM da BP, si riscontra un infiltrato infiammatorio ed una colonizzazione batterica. Sono state riscontrate diverse citochine della fase acuta dell’infiammazione dell’ONM, così come un’alterata funzione dei monociti/macrofagi (CD14 e CD68), suggerendo un ruolo importante dell’infiammazione cronica.

Inoltre, è spesso riscontrata nell’ONM la scarsa igiene orale associata alla presenza diffusa di un biofilm, il che conferma l’importanza del contesto microbiologico orale. L’identificazione di Actinomyces è rilevata nel 69% dei casi e quella di Streptococcus spp. in più della metà dei casi, seguiti da altri patogeni più rari come Candida, Staphylococcus, Klebsiella, Eikenella, Haemophilus, Fusobacterium ed Escherichia.

Il rischio aumenta significativamente con la durata del trattamento (inizia generalmente dopo i 2 anni) e con la dose cumulativa. (aumenta di quattro volte dopo 2 anni di terapia).  

I fattori favorenti sono in oltre il 68% dei casi di procedure di chirurgia intraorale invasiva, con estrazioni dentarie. Il rischio è ancora maggiore se è in corso o se è già stato completato un trattamento di BP.

Si riscontrano anche interventi di chirurgia parodontale ed endodontica e l’implantologia, soprattutto in presenza di iniziale osteomielite.

Per quanto riguarda i pazienti osteoporotici che assumono BP orali, essi sono considerati a basso rischio di sviluppare ONM, con studi che mostrano tassi di ONM postestrazione compresi tra lo 0% e lo 0,15%.

Sono stati riscontrati altri fattori di rischio, in particolare una scarsa igiene orale e la presenza di malattie parodontali.

I mascellari sono praticamente l’unico osso colpito dall’ONM perché concentrano i BP a causa dell’elevato turnover osseo e dell’esposizione ai batteri rispetto agli altri siti anatomici. L’ONM è più frequente nella mandibola (75%) che nel mascellare superiore (25%). La localizzazione sarebbe predominante nella parte posteriore dei rami orizzontali mandibolari, sul lato linguale, al di sopra della linea di inserzione del muscolo miloioide

osteonecrosi 2
Caso personale con ON mandibolare destra e mascellare controlaterale in una paziente di 74 anni sottoposta a terapia con BP da anni.

La patologia può anche comparire spontaneamente (0-60% dei casi) senza procedura o trauma odontoiatrico. Un paziente può essere asintomatico (31% dei casi) o presentare sintomi aspecifici, senza infezione o esposizione ossea, per diverse settimane o diversi mesi, prima che venga rilevata l’esposizione ossea intraorale.

È possibile la presenza di una parestesia o di un’anestesia del territorio interessato, di un trisma nelle forme mandibolari posteriori e mascellari, di un dolore e di una parestesia del mento. Nelle localizzazioni mascellari con ripercussioni sinusali sono state descritte alitosi e cacosmia.

I segni generali sono eccezionali. All’esame endorale, l’aspetto caratteristico è quello di una breccia mucosa che espone un osso avascolare e atono, spesso in rapporto con alveoli di denti estratti che non cicatrizzano. Questo osso necrotico, inizialmente iposensibile, diviene doloroso quando si forma un sequestro osseo. La gengiva e i tessuti molli periferici sono infiammati e i tessuti molli tumefatti.

In caso di sovrainfezione, nel 17,6% dei casi è possibile osservare una suppurazione e una fistola mucosa o cutanea. Il movimento e la perdita spontanea dei denti sono altamente suggestivi della malattia.

La ortopanoramica dentaria è l’esame di riferimento, ma, nella maggior parte dei casi, deve essere integrata da una cone beam computed tomography (CBCT) o da una TC dei mascellari. La risonanza magnetica (RM) e la scintigrafia sono esami di seconda battuta, eseguiti in caso di dubbio diagnostico o quando è necessario caratterizzare il tessuto adiacente.

Le misure di prevenzione dentaria sistematicamente praticate da un chirurgo odontoiatra o maxillofacciale, iniziate prima dell’inizio del trattamento, riducono l’incidenza dell’ONM.  

Il controllo del cavo orale deve essere accompagnato da un bilancio radiologico completo, che consiste in una panoramica dentaria integrata da immagini retroalveolari o anche da una CBCT se vi sono dubbi su un potenziale focolaio infettivo. La bonifica della cavità orale consiste nel rimuovere le fonti di infezione attuali o potenziali mediante estrazioni dentarie o trattamenti conservativi, come i trattamenti endocanalari e il trattamento della carie, e nel ripristino mediante protesi dentarie.

È necessario instaurare una rigorosa igiene orale. Infine, è necessario escludere qualsiasi trauma della mucosa.

Mantenere una rigorosa igiene orale durante il trattamento è importante quanto eliminare i focolai infettivi prima di assumere i BP.

Per i pazienti che ricevono BP per patologie maligne, il monitoraggio clinico viene effettuato da uno specialista ogni 4 mesi, alla ricerca di tessuto osseo necrotico o esposto o di osso esposto nelle zone più colpite, come le zone posterolinguali della mandibola.

Se insorgono patologie dentarie, il chirurgo odontoiatra opta, se possibile, per le procedure meno traumatiche, al fine di preservare intatti l’osso alveolodentario, il parodonto e la mucosa. I trattamenti endodontici sono quindi da preferire alle estrazioni, quando possibile e i denti con carie destruenti ma senza mobilità patologica sono preferibilmente devitalizzati (tagliando la corona a filo della gengiva) piuttosto che estratti.

osteonecrosi 3

Il trattamento dell’osteonecrosi dei mascellari da BP deve essere gestito in un ambiente chirurgico specializzato. Se le misure conservative associate a uno sbrigliamento superficiale localizzato (sequestrectomia) – regolarizzazione di tutti i margini ossei e chiusura primaria senza tensione della ferita – falliscono o ci si trova in uno stadio più avanzato di ONM, si raccomandano misure chirurgiche con la resezione dell’osso necrotico, sotto trattamento analgesico e terapia antibiotica locale e sistemica.

La questione della quantità di osso da rimuovere rimane aperta. La tecnica della chiusura in più piani, se possibile, sembra utile per coprire bene l’osso preservandolo dalla flora orale.

In presenza di ampi segmenti di osso necrotico, di fistole cutanee, di orostomi o di fratture patologiche, si deve prendere in considerazione una chirurgia radicale che associ una resezione segmentaria della mandibola o maxillectomia parziale e una ricostruzione con lembi ossei rivascolarizzati.

I trattamenti adiuvanti associati alla ONM prevedono l’uso di concentrati piastrinici autologhi per migliorare la cicatrizzazione postchirurgica, il ricorso alla laserterapia, l’ozonoterapia o l’ossigenoterapia iperbarica, così come è stata presa in considerazione l’associazione della vitamina E con pentossifillina o teriparatide. Sono necessari ulteriori studi per dimostrare l’efficacia di questi metodi.

Il posizionamento di impianti dentari non è raccomandato nei pazienti trattati con BP per via endovenosa per patologie maligne. È possibile nei pazienti con osteoporosi trattata con BP orali, dopo attenta valutazione del rischio.

BIBLIOGRAFIA
M. Bainaud, P.-Y. Marcy, F. Carsuzaa, J. Thariat. Osteonecrosi dei mascellari sotto bifosfonati. EMC – Otorinolaringoiatria 2025;24(4):1-12 [Article 20-903-B-10].

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Tumori laringei non carcinoma squamoso: risultati studio multicentrico italiano

Tumori laringei non carcinoma squamoso: risultati studio multicentrico italiano. Sebbene il Carcinoma squamoso della Laringe (SCC) rappresenti l’85-90% dei tumori Laringei, i Tumori non-SCC sono relativamente rari ma rappresentano una sfida dal punto di vista clinico. 

Uno studio italiano multicentrico (Università di Genova ed IEO-Milano) ha analizzato retrospettivamente i propri casi.

Le 74 neoplasie laringee-non SCC esaminate erano rappresentate da sarcoma laringeo (LS :34 casi), carcinoma neuroendocrino (LNC : 25 casi), tumore maligno delle ghiandole salivari minori (LMSGT : 13 casi) e melanoma mucoso (LMM: 2).   

 La chirurgia era risultata il trattamento primario nel 98.6 % dei casi.  LS e LMSGT mostravano una sopravvivenza favorevole mentre LNC evidenziava risultati scadenti (sopravvivenza globale (OS) media: 2.89 anni e alta incidenza di recidive pari al 72 %).

Anche la prognosi di LMM era risultata sfavorevole con recidiva in entrambi i 2 casi.

La revisione della letteratura rivelava una marcata eterogeneità e ampia variabilità nella sopravvivenza che rifletteva la rarità e diversità biologica delle casistiche.  

BIBLIOGRAFIA
Francesco ChuPietro BenziMarta TagliabueChiara Mossinelli   Stefano Filippo ZorziSara GandiniMarco RomelliMarta FilauroAndrea IandelliFilippo MarchiGiorgio Peretti , Mohssen Ansarin . Rare laryngeal tumors: A retrospective bicentric study on 74 patients and systematic review.Oral Oncol 2026 Mar:174:107852. doi: 10.1016/j.oraloncology.2026.107852.

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Antistaminici orali dopo parotidectomia riducono il rischio di fistole salivari

Gli antistaminici orali somministrati dopo parotidectomia superficiale possono ridurre significativamente l’incidenza di fistola salivare.

Lo dimostra uno studio turco della Necmettin Erbakan University su 164 pazienti sottoposti a parotidectomia.

Nel gruppo che assumeva antistaminici (Clemastine) l’incidenza di fistole salivari era il 3.0% contro il 13.2% nel gruppo di controllo. L’incidenza di sialocele era rispettivamente 1.8% contro 5.3% nel gruppo senza antistaminici.

L’effetto è legato all’attività antimuscarinica (anticolinergica) maggiore negli antistaminici di 1^ generazione.

Gli effetti collaterali infatti erano sonnolenza (12.1%) disturbi dell’accomodamento (9.1%) e altri lievi sintomi anticolinergici.

BIBLIOGRAFIA
Mehmet Korkmaz, Fakih Cihat Eravcı, Malik Afifoğlu, Nursultan Abakır, Mehmet Akif Eryılmaz, Hamdi Arbağ. Does Oral Antihistamine Use Reduce the Risk of Salivary Fistula Following Superficial Parotidectomy? A Retrospective Study. Clin Otolaryngol 2026 Mar;51(2):335-340. doi: 10.1111/coa.70075.

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Svuotamento latero cervicale sopraomoiodeo

Svuotamento Latero Cervicale Sopraomoioideo. Il video è una sintesi completa dei tempi chirurgici dello svuotamento latero cervicale sopraomoiodeo, presentati separatamente in altri video.

Lo svuotamento sopraomoioideo è uno svuotamento selettivo dei livelli I-IIA-IIB e III, utilizzato soprattutto nei tumori del cavo orale ed orofaringe in stadio N0 o con linfonodi sospetti al I livello solamente.

Pur non essendovi un protocollo rigido sulla sequenza dei tempi chirurgici da seguire, preferenzialmente parto dalla liberazione del muscolo sterno cleido mastoideo, dal reperimento del nervo accessorio spinale e dallo svuotamento del recesso sovraspinale (IIB) e del II livello A.

Repertato e seguito il muscolo omoioideo dal basso verso l’alto fino all’osso ioide, eseguo lo svuotamento del I livello comprensivo in questo caso della ghiandola sottomandibolare, non prima di aver trovato e preservato il ramo marginalis mandibulae del faciale.

La legatura del peduncolo artero venoso facciale, ribattendo verso l’alto i vasi legati aiuta a salvaguardare e proteggere il nervo.

Si completa poi, da mediale a laterale, lo svuotamento del III livello incidendo la fascia della arteria carotide, clivando attentamente la fascia della vena giugulare e, dislocati e protetti i vasi ed il nervo vago medialmente con apposito retrattore “salva vasi” a valva, le fasce contenenti i linfonodi del piano vascolare vengono portate lateralmente e ricongiunte con i tessuti dei livelli I e II. 

Lo specimen dello svuotamento in monoblocco viene liberato in profondità sul piano dei muscoli scaleni in alto, della fascia profonda preservando le radici spinali cervicali ed il nervo frenico   nella parte centrale ed inferiore.

Prima di suddividere i livelli da inviare all’istologo è importante orientare lo svuotamento sul campo operatorio.

Va ricontrollata l’integrità di nervo spinale, marginalis, ipoglosso, linguale, frenico e nervo vago e dei vasi giugulari e carotide comune, interna ed esterna, tutti conservati integri.

L’emostasi deve essere attenta, con normalizzazione della pressione arteriosa prima di procedere alla chiusura.

Il posizionamento del drenaggio precede la sutura per piani e la sutura della cute.

Per ulteriori approfondimenti, si possono consultare anche i seguenti link:

Svuotamento Latero Cervicale radicale modificato Tipo Iii : Livelli I E Ii A

Svuotamento Latero Cervicale radicale modificato Tipo III: Secondo Livello B

Anatomia Chirurgica dello Svuotamento Latero Cervicale

Svuotamento latero cervicale radicale modificato per Carcinoma della Tonsilla

Bisogna fare lo svuotamento dopo Linfonodo Sentinella positivo nel melanoma del testa collo?

Svuotamento Latero Cervicale Terapeutico non ha maggiori complicanze chirurgiche rispetto a quello Elettivo

Estratto di Ginkgo Biloba migliora il tinnitus associato alla ipoacusia improvvisa

L’estratto di Ginkgo Biloba funziona nel diminuire il tinnitus insorto nei pazienti con sordità neurosensoriale improvvisa, indipendentemente dal dosaggio utilizzato (120 mg/day vs. 240 mg/day per 1 mese).

Lo afferma uno studio cinese su 195 pazienti seguiti fino a 18 mesi dal termine del trattamento.

Nell’analisi multivariata sono emersi, tra i fattori sfavorevoli al miglioramento del tinnitus, severo stato ansioso, sintomi da reflusso faringolaringeo e disordini vestibolari.

 BIBLIOGRAFIA
Nishan ChenXin Ma , Yan HuoMingming Wang , Jijun Song , Hongyan LiuZigang JiangYanping Yu , Xia GaoBing Qiao , Xiao Xia , Xiangli ZengShixun ZhongHongjian LiuDingjun ZhaMei WuHui WangXiulan MaGanggang ChenLisheng Yu  . Tinnitus outcomes after ginkgo biloba extract in sudden sensorineural hearing loss: a dose-comparative and prognostic study. Acta Otolaryngol 2026 Mar 14:1-10. doi: 10.1080/00016489.2026.2629608.

chirurgia endoscopica rinosinusale prof

Nel tinnitus il Ginko Biloba viene proposto per l’effetto antiaggregante (antagonismo del platelet-activating factor (PAF) tramite ginkgolidi), con miglioramento del microcircolo cocleare/cerebrale. Ha anche una azione antiossidante (flavonoidi) e neuroprotettiva/mitocondriale ed avrebbe anche una azione di modulazione centrale con riduzione di distress più che riduzione del suono. Va assunto con estrema cautela nei pazienti con rischio emorragico od in terapia antitrombotica e va sospeso prima di procedure chirurgiche. Nelle metanalisi di letteratura il GB non ha dimostrato un beneficio clinicamente rilevante nel tinnitus, quando è il disturbo principale (grado di certezza basso).

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Ginkgo Biloba diterpene lactone migliora il recupero uditivo

Nella ipoacusia improvvisa la vertigine è indice di danno cocleare severo

Correlazione fra rischio cardiovascolare e ipoacusia improvvisa

Protocollo ottimizzato di ossigenoterapia iperbarica nel trattamento della Ipoacusia Improvvisa

Terapia iperbarica aiuta chirurgia per distacco totale- subtotale dell’orecchio esterno

Cortisone intratimpanico o terapia iperbarica nella ipoacusia improvvisa

Sordità improvvisa: Ossigenoterapia Iperbarica

Conflitto neurovascolare e sordità improvvisa

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Rischio cardiovascolare aumentato nei pazienti con sordità improvvisa

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Ipoacusia Improvvisa e infezione da Herpes Zoster

Studio della funzione vestibolare nella sordità improvvisa

Eparina e recupero uditivo nelle sordità improvvise

Volare subito dopo una sordità improvvisa

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Sordità improvvisa prima e dopo il parto

Deficienza di Vitamina D e Ipoacusia Improvvisa

Eparina e recupero uditivo nelle sordità improvvise

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Ipoacusia Improvvisa: Emergenza Otorinolaringoiatrica

Studio della funzione vestibolare nella sordità improvvisa

Sordità improvvisa: fattori dell’infiammazione elevati predittivi di rischio

Sordità improvvisa e rapporto neutrofili/linfociti elevato

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Sordità improvvisa pediatrica

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Acufene acuto: efficaci iniezioni intratimpaniche di AM-101

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Vaccino anti Covid 19 non aumenta incidenza di acufeni

Rinoplastica: minori complicanze settiche se effettuata  dagli otorini  

La rinoplastica è una procedura cosmetica del naso che viene effettuata sia dagli otorinolaringoiatri che dai chirurghi plastici.

Uno studio della Rutgers New Jersey Medical School, Newark, New Jersey, USA, ha indagato le complicanze chirurgiche e postoperatorie insorte mettendo a confronto le due specialità. L’indagine ha riguardato in totale 2127 pazienti, 1253 (58.9%) operati da ORL e 874 (41.1%) da un chirurgo plastico.

I tempi operatori erano più lunghi nel gruppo ORL (59.9% vs 44.4%, P < .001), ma l’incidenza di complicanze settiche postoperatorie significativamente inferiore (0.1% vs 0.8%, P = .008).  

 BIBLIOGRAFIA
Sree Chinta, Keshav D Kumar, Dhiraj Sibala, Afash Haleem, Akshay K Warrier, Joseph A Celidonio, Jean Anderson Eloy. Effect of Surgical Specialty on Postoperative Complications of Rhinoplasty Otolaryngology – Head and Neck Surgery 2025 Oct;173(4):875-881. doi: 10.1002/ohn.1338.

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Iniezioni sottocutanee di Desametasone non riducono edema ed ecchimosi nella rinoplastica

Il fumo influenza negativamente la sopravvivenza dei tumori cutanei non melanoma

Il fumo influenza negativamente la sopravvivenza dei tumori cutanei non melanoma. Il tumore cutaneo non melanoma (NMSC) è il tumore più frequente nella popolazione di pelle chiara e rappresenta un crescente problema di sanità pubblica per il suo impatto in termini di morbidità e costi di trattamento.

Una sistematica review italiana e metanalisi della letteratura dal 2015 al 2022, ha indagato gli effetti del fumo sulla sopravvivenza dei pazienti affetti da NMSC.

È risultato che essere un fumatore al momento della diagnosi si associava ad un peggioramento della sopravvivenza (HR 2.42). Lo stesso risultato si otteneva valutando l’esposizione al fumo in termini di numero di pacchetti di sigarette fumati/anno o numero di sigarette fumate al giorno (HR 2.44)

Le conclusioni dello studio indicano pertanto che il fumo di sigaretta è un fattore prognostico negativo in questi pazienti, nonostante la prognosi generalmente buona di questi tumori NMSC.

È ragionevole considerare che questo effetto sfavorevole possa essere largamente attribuibile al fatto di sviluppare altre condizioni a rischio di vita nelle quali il fumo gioca un ruolo causale.

Gli autori sottolineano l’importanza dell’integrare il counseling di smettere di fumare nella gestione di routine di questi pazienti.

BIBLIOGRAFIA
Chiara Andreon , Aurora Gaeta, Maddalena Carretti, Alice Graziani,Giulio Tosti, Chiara Doccioli, Maristella Saponara, Giuseppe Gorini, Mariano Suppa, Elisa Di Maggio, Sara Gandini e Saverio Caini. Cigarette Smoking and Survival of Patients with Non-Melanoma Skin Cancer: A Systematic Literature Review and Meta-AnalysisCancers 2025, 17(22), 3670; https://doi.org/10.3390/cancers17223670

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Le E-cig inducono il fumo tradizionale negli adolescenti 

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Consumo di fumo e alcool inversamente proporzionali al rischio di Tumore della Tiroide nella popolazione coreana

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Smettere di fumare: farmaci + counseling 

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Fumo passivo e Otiti Sierose dell’infanzia

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Ipertrofia compensatoria della tonsilla linguale nei pazienti OSA precedentemente tonsillectomizzati

Ipertrofia compensatoria della tonsilla linguale nei pazienti OSA precedentemente tonsillectomizzati. La storia di una precedente tonsillectomia è significativamente associata al riscontro di una voluminosa ipertrofia della tonsilla linguale (LTH) nei pazienti adulti affetti da OSA, indipendentemente dall’obesità o dalla morfologia craniofacciale.

Lo afferma uno studio spagnolo su 117 pazienti affetti da OSA, di cui il 26.5% aveva avuto una precedente tonsillectomia.
Il 57% di questi aveva LTH incrementato da grado III a IV.

Questo reperto suggerisce un meccanismo compensatorio o immunologico e supporta l’opportunità di una valutazione personalizzata fra i fenotipi OSA (non obesi con pregressa tonsillectomia).

BIBLIOGRAFIA
Juan Riestra-Ayora, Cristina Vaduva, Cristina López Riolobos, Carlos Fernández-Navarro, María Garrote Garrote, Carolina Sánchez-Rodríguez, Araceli Abad Fernández, Eduardo Martin-Sanz.Lingual Tonsil Hypertrophy in OSA: The Role of Prior Tonsillectomy and Associated Clinical Risk Factors.Annals of Otology, Rhinology, and Laryngology  2026 Feb;135(2):

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