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Updates su Reflusso Faringo Laringeo (LPR) 2- trattamento

Updates su Reflusso Faringo Laringeo (LPR) 2- trattamento. Hardip Singh Gendeh and Balwant Singh Gendeh hanno pubblicato un recente update sul Reflusso Faringo Laringeo che puntualizza definizione, controversie, diagnosi e trattamento di questa patologia molto diffusa in campo otorinolaringoiatrico. Quella che segue è una sintesi tradotta di questo lavoro che ritengo molto interessante. La precedente settimana è stata inquadrata definizione e diagnostica.   

6. Trattamento

Il trattamento del LPR è multidisciplinare. I punti cardine riguardano:  

6.1 Stile di vita e dieta

Lo stress contribuisce senza dubbio ad incrementare la produzione di acido gastrico. Lo stress psicologico si ritiene responsabile della attivazione dei mastociti, attraverso il sistema nervoso autonomo, comportando un incremento della permeabilità delle cellule epiteliali. Acido e pepsina   stimolano nocicettori intraepiteliali del dolore e della sensazione di bruciore. Al reflusso contribuiscono anche obesità e dieta: cibi che aumentano acidità, come cibi piccanti o speziati, fritti, alcool, caffeina (the e caffè), bevande gassate, latte e cioccolato sono tra i fattori responsabili. Nei pazienti sovrappeso od obesi, la perdita di peso – prescritta generalmente dal dietologo – aiuta a ridurre la pressione intraddominale ed a migliorare la funzione degli sfinteri esofagei. Anche il fumo, che è noto, causa un abbassamento della funzione degli sfinteri esofagei, dovrebbe essere interrotto. 

6.2 Farmacoterapia

L’aspetto principale della farmacoterapia nel trattamento del LPR è l’utilizzo degli inibitori di pompa protonica (PPI).  Questi farmaci inibisco histamine-2–, gastrina-, e la cascata colinergica inibendo in modo irreversibile la pompa protonica H + -K + ATPase sulle cellule parietali dello stomaco, riducendo sia acidità che volume delle secrezioni gastriche. Questo, a sua volta, riduce la capacità della pepsina di funzionare in ambiente acido come enzima. I PPI dovrebbero essere assunti da 30 a 60 minuti prima dei pasti per poter permettere alla loro massima concentrazione di inibire il rilascio acido durante la assunzione alimentare. La dose ottimale di PPI è 2 volte al giorno 40 mg di Omeprazolo o equivalenti per 2 o 3 mesi. Questi pazienti devono essere monitorati con i questionari RSI e con lo score RFS dopo 3 mesi per valutarne i miglioramenti.  Si ritiene che i pazienti con GERD rispondano più velocemente rispetto a quelli affetti da solo LPR, che possono migliorare in 3 mesi con la scomparsa dei sintomi laringei anche solo dopo 6 mesi. Bisogna accertarsi che i pazienti abbiano effettuato correttamente la terapia sia come dosaggio sia come tempistica dell’assunzione e comunque proseguirla per 6 mesi se il risultato non è apprezzabile dopo 3 mesi.  Se non vi è miglioramento bisogna rivisitare il paziente e rivedere la diagnosi, sottoponendo il paziente ad una valutazione gastroenterologica con eventuale OGDS e /o pH metria evitando prolungata dipendenza dai PPI recentemente messi in correlazione con patologie renali. Nelle popolazioni asiatiche va ricercato H Pylori messo in relazione al reflusso. Secondo alcuni autori può essere in alcuni casi l’aggiunta di antagonisti dei recettori H2 prima di dormire. Agenti procinetici possono permettere un maggior svuotamento gastrico e possono essere utili nei pazienti con scarso beneficio alla terapia medica ottimale, anche se la reale efficacia nel LPR è ancora poco incerta. La farmacoterapia per il reflusso non acido, contempla il ricorso agli alginati che reagiscono con l’acido gastrico per formare una barriera protettiva sulla mucosa digestiva superiore che a basso costo protegge da ulteriori insulti acidi del contenuto gastrico.

6.3 Chirurgia

La chirurgia anti reflusso rappresenta l’ultima spiaggia dopo il fallimento di una ottimale farmacoterapia e cambiamento delle abitudini dietetiche e di stile di vita. Per pazienti con significativa ernia iatale va presa in considerazione la fundo-plicatio laparoscopica. Questo intervento si è dimostrato efficace nel ridurre i bruciori, il rigurgito acido, l’affaticamento vocale, la tosse persistente, la sensazione di soffocamento o bolo.

reflusso faringo laringeo update 2

BIBLIOGRAFIA
Hardip Singh Gendeh and Balwant Singh Gendeh : Updates on Laryngo-Pharyngeal Reflux (LPR) and Its Management DOI: http://dx.doi.org/10.5772/intechopen.109733

reflusso faringo laringeo prof

Ho voluto diffondere questo documento perchè ancora molti pazienti affetti da sintomi da LFR stentano a credere sia una patologia diversa dal GERD, non avvertendo l’acidità. Concordo su tutto. C’è qualche diversità nel protocollo personale di terapia. Prescrivo inizialmente 3 mesi di trattamento con PPI (Pantoprazolo o Esomeprazolo) in monosomministrazione al dosaggio di 40 mg  associata ad. Alginati serali. Se dopo3 mesi non ci sono stati risultati invito il paziente a proseguire al massimo per altri 3 mesi. Se ha avuto successo la cura va ripetuta  nel cambio di stagione successivo (autunno o primavera con le stesse modalità) Dopo 1 anno , a seconda dei risultati e della clinica,  personalizzo la terapia per l’anno successivo. Il tutto ovviamente associato al controllo della dieta che escluda cibi che aumentano acidità e, per quanto possibile,  a correggere stili di vita eccessivamente stressanti.  I miei risultati sono generalmente buoni.

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Updates su  Reflusso Faringo Laringeo (LPR)  1- diagnosi

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Reflusso faringo laringeo: confronto sulla prevalenza dei sintomi e segni otorinolaringoiatrici fra pazienti e specialisti

Linee guida IFOS per la diagnosi e trattamento del reflusso faringo laringeo: Parte I

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Reflusso e disordini dentali in età pediatrica

Reflusso Faringolaringeo e disturbi oculari

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Reflusso Faringo Laringeo: trattamenti

Reflusso Faringo Laringeo (RFL): Esame Istologico

E’ possibile trattare il Reflusso Faringolaringeo senza farmaci?

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Il Refusso Faringo Laringeo nell’anziano

Carcinoma squamoso cutaneo cervico facciale con metastasi linfonodali: fattori prognostici negativi

Carcinoma squamoso cutaneo cervico facciale con metastasi linfonodali: fattori prognostici negativi. Uno studio retrospettivo multicentrico australiano ha indagato, con un follow up medio di 3.2 anni, 1151 pazienti (84% maschi – età media 73.3 anni) affetti da Carcinoma squamoso della cute Cervico facciale (HNcSCC) con metastasi linfonodale alla parotide o ai linfonodi latero cervicali.   

L’obiettivo era valutare i fattori prognostici determinanti il controllo locoregionale (LRC), la sopravvivenza malattia specifica (DSS) e la sopravvivenza globale.

Immunosoppressione (hazard ratio [HR], 2.48), invasione perineurale (HR, 1.69), diffusione extracapsulare (ENE) (HR, 1.53),  dimensione  dei linfonodi (>3-6 cm vs ≤3 cm [HR, 1.41 ], >6 cm vs ≤3 cm [HR, 5.01 ]) e numero delle metastasi linfonodali (3-4 vs 1-2 [HR, 1.54; ]; ≥5 vs 1-2 [HR, 2.86 ] sono risultati associati ad una minore sopravvivenza libera da malattia, minor controllo locoregionale e peggiore sopravvivenza globale.

Gli autori sollecitano una revisione critica dell’ENE che secondo l’ultima edizione della stadiazione TNM classifica il paziente automaticamente in IV stadio, verossimilmente sovrastadiando una quota di essi che hanno elevate chance di guarigione. 

BIBLIOGRAFIA
Adrian Ebrahinmi , Ruta Gupta; Laxhlan Mc Dowel, et al , Mattew J.R.Magarey, Paul N. Smith, Klaus-Martin Schulte, Diana M Perriman, Michael Vneeen, Sandro Porceddu, Tsu-Hui-Hubert Low, Allan Fowler, Jonathan R.Clark. Determinants of Prognosis in Head and Neck Cutaneous Squamous Cell Carcinoma With Nodal Metastases JAMA Otolaryngol Head Neck Surg.   2024. doi:10.1001/jamaoto.2024.3103

Per ulteriori approfondimenti, si possono consultare anche i seguenti link:

Carcinoma Adenosquamoso Cervico Facciale

Uso degli inibitori del recettore VEGFR nel trattamento del carcinoma adenoide cistico ricorrente o metastatico: risultati

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Manovra di Semont: prima scelta nel trattamento della vertigine parossistica posizionale del canale semicircolare posteriore

Manovra di Semont: prima scelta nel trattamento della vertigine parossistica posizionale del canale semicircolare posteriore. Uno studio di metanalisi della letteratura (18 trial controllati randomizzati per un totale di 2237 pazienti affetti da Vertigine posizionale Parossistica Benigna (BPPV), ha confermato che la manovra di Semont è considerata una ottima opzione per il trattamento della cupulolitiasi del canale semicircolare posteriore, con una percentuale di successo intorno all’ 80%.

Rappresenta la prima scelta soprattutto in pazienti con problemi cervicali o lombari e con problematiche cardiache e respiratorie severe.

BIBLIOGRAFIA
Alashram, A.R. Semont maneuver for posterior canal benign paroxysmal positional vertigo: a systematic review of randomized controlled trials. Eur Arch Otorhinolaryngol 281, 3985–3999 (2024). https://doi.org/10.1007/s00405-024-08586-0

Per ulteriori approfondimenti, si possono consultare anche i seguenti link:

Prevalenza delle vertigini nei pazienti con OSA

La spondilosi cervicale aumenta il rischio di vertigini cervicali

Alternare le manovre meglio che ripeterle nel trattamento della VPPB del canale semicircolare posteriore

Vertigine Posizionale Parossistica Benigna: effetto dell’autotrattamento web guidato

Bassi livelli di vit. D favoriscono la Vertigine Posizionale Parossistica Benigna (VPPB)

Persistenza di vertigini dopo manovre liberatorie nella VPPB: fattori di rischio

Vertigine Parossistica Posizionale Benigna da otoliti (VPPB)

Vertigine posizionale parossistica benigna

Vertigine da otoliti ( VPPB): le Manovre Liberatorie

Vertigine da otoliti ( VPPB): le Manovre Diagnostiche

VPPB: rischio dopo trauma cranico

L’Osteoporosi aumenta il rischio di VPPB dopo i 50 anni

Updates su  Reflusso Faringo Laringeo (LPR)  1- diagnosi

Updates su Reflusso Faringo Laringeo (LPR)  1- diagnosi. Hardip Singh Gendeh and Balwant Singh Gendeh hanno pubblicato un recente update sul Reflusso Faringo Laringeo che puntualizza definizione, controversie, diagnosi e trattamento di questa patologia molto diffusa in campo otorinolaringoiatrico. Quella che segue è una sintesi tradotta di questo lavoro che ritengo molto interessante. La prossima settimana verrà presentato il trattamento

1. Introduzione

Con la definizione di Reflusso Laringofaringeo (LPR) si intende la risalita di secreto acido dallo stomaco verso il tratto aerodigestivo superiore della laringe e del faringe dove il ph è intorno a 7 mentre l’acidità dello stomaco ha un ph fra 1,5 e 2.
Quando il contenuto gastrico ricco di enzimi digestivi come pepsina, sali biliari ed enzimi pancreatici arriva a contatto ripetutamente con la laringe, causa un trauma laringeo che può condurre al LPR.
Esiste ancora un dibattito se LPR sia una sottosede del Reflusso Gastroesofageo (GERD) dato che per arrivare in faringolaringe il contenuto gastrico deve prima passare per l’esofago. 
Oggi si ritiene che siano due entità separate dato che la presenza di acido in esofago è considerata parafisiologica. Un paziente con reflusso può avere sintomi da LPR ma non GERD come al contrario, pazienti con GERD significativa, senza tipica sintomatologia gastro-esofagea, possono avere LPR. Secondo alcuni studi si stima che oltre il 44% dei pazienti con LPR siano asintomatici per GERD e risultino normali alla Esofago Gastroscopia (OGDS)

Cause and pathofisiologia

Due sono stati i meccanismi proposti per causare LPR:  

1. Reflusso gastrico nel basso esofago stimola un riflesso vagale che porta a tossire ed a schiarirsi la gola ed eventualmente a sintomi laringei senza insulto diretto del contenuto gastrico sulla mucosa laringea  

2. Reflusso gastrico bypassa lo sfintere Esofageo Superiore causando un insulto diretto alla mucosa laringea.  

Altri fattori sono stati presi in considerazione nella patofisiologia del Reflusso:

Lechien et al. (2020) hanno messo in luce un’area grigia nella patofisiologia del   LPR, evidenziando il ruolo dei sali biliari contenuti nel reflusso gastrico quale causa della infiammazione faringolaringea.

 Un altro fattore da indagare è la modifica della flora microbica faringea da parte degli inibitori di pompa protonica (PPI).   

Wang et al. (2019) hanno trovato una significativa correlazione tra disfunzione del sistema nervoso autonomo e LPR nel quale lo stress può giocare un ruolo upregolando l’attività del sistema simpatico che potrebbe causare un rilassamento temporaneo degli sfinteri esofagei. [9].

Si ritiene che i pazienti con LPR  abbiano valori inferiori dell’enzima anidrase carbonica che secerne bicarbonato  sostanza alcalina che neutralizza il contenuto acido del reflusso gastrico.

L’acidità gioca un ruolo importante. Bastano tre episodi di reflusso gastrico (Ph 1.5-2) a far diminuire il ph faringolaringeo da 7 a 4, sufficiente per traumatizzare la laringe.

 Altri autori hanno postulato il ruolo del Reflusso non acido, dove la pepsina depositata in faringo-laringe può venire attivata da un episodio di reflusso acido o dalla dieta acida causando danno intracellulare.

Il reflusso LPR solitamente avviene durante la giornata in posizione eretta a differenza del GERD dove il reflusso è maggiore in posizione supina e durante la notte.  

Il 57% dei pazienti con LPR ha Helicobacter pylori che si localizza in molte sedi compresa la mucosa laringea e la regione interaritenoidea. L’impatto sul LPR è ancora da dimostrare.

L’Obesità, attraverso l’incremento della pressione intraddominale, l’abuso di fumo e alcool sono stili di vita che possono contribuire e sicuramente peggiorare GERD e LPR causando trauma diretto alla mucosa laringea.

3. Sintomi

I più comuni sintomi laringei dei pazienti con sospetta GERD sono raucedine persistente da più di 3 mesi, tosse, globo faringeo con sensazione di corpo estraneo, e frequente necessità di schiarire la voce.  Solo nel 43% si manifestano i sintomi tipici del GERD, bruciore o rigurgito acido. Altri sintomi meno specifici sono mal di gola persistente, muco laringeo eccessivo e alitosi.

Un LPR significativo è stato associato a sintomi rinologici, quando il contenuto del reflusso raggiunge il nasofaringe irritando la mucosa nasale.

In pazienti con rinosinusite cronica con o senza poliposi è stata trovata la pepsina nell’epitelio della mucosa ghiandolare del turbinato inferiore e nelle secrezioni nasali di questi pazienti. Va approfondita in questi pazienti con una attenta anamnesi e con una valutazione endoscopica la presenza di postnasal drip che causa irritazione laringea e tosse cronica.

La presenza di LPR si può manifestare anche nelle stenosi sottoglottiche e nei tumori maligni della laringe, come nella disfonia muscolo tensiva e nello spasmo laringeo.

4. Esami diagnostici

4.1 Laringoscopia

È un esame fondamentale per pazienti con sintomi laringei. Può essere effettuata con nasofaringolaringoscopio flessibile o rigido angolato 70°. I reperti più comuni tra i pazienti con reflusso faringolaringeo sono:

1. Ipertrofia della Commissura posteriore.  È presente nell’85% dei casi  ed è classificato come:

a. Assente  b. Lieve (aspetto tipo baffo della commissura posteriore); c. Moderato  (linea orizzontale nella laringe posteriore); d. Severo  (più di una linea orizzontale che oblitera parte del segmento posteriore dell’aditus laringeo)

reflusso faringolaringeo 1

2. Obliterazione ventricolare: presente nell’ 80% dei pazienti con LPR   Si caratterizza come Edema della corda vocale vera e falsa che oblitera lo spazio ventricolare parzialmente o integralmente

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3. Pseudosulcus Vocalis: anche conosciuto come edema sottoglottico che appare come una doppia linea al bordo libero della corda esteso da anteriore a posteriore lungo tutta la corda (a differenza dal sulcus vocalis che si ferma nel punto medio della corda)

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4. Eritema laringeo Un arrossamento diffuso della laringe o spesso confinato alla regione aritenoidea. È meno specifico.

5. Edema della Corda Vocale Viene classificato in a. Lieve; b.Moderato; c. Severo; d.Polipoide

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6. Diffuso edema laringeo classificata in a. lieve; b moderata c. severa.  Si presta ad una valutazione soggettiva

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7. Tessuto di granulazione: Il Granuloma può presentarsi ovunque nell’ambito della laringe anche se nella mia esperienza è più frequente nel terzo posteriore, al davanti della aritenoide 

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8. Muco endolaringeo denso Si apprezzano strie orizzontali di muco che attraversano la laringe

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La fibrolaringoscopia è anche una occasione per esaminare le fosse nasali individuando i segni di rinite e le secrezioni coanali e retronasali frequenti nei pazienti affetti da LPR .

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4.2 PH metria esofagea

 Il monitoraggio esofageo con un   pH probe rappresenta il gold standard per confermare il LPR quando il pH all’ altezza dello sfintere esofageo distale è inferiore a 4 per più di 24 ore. Un probe esofageo distale è spesso piazzato 5 cm al di sopra dello sfintere esofageo inferiore per evitare che con la deglutizione venga depiazzato nello stomaco. Il monitoraggio multicanale intraluminale è utile per riscontrare reflusso acido e non acido. Non univoche sono le indicazioni su quale valore di pH sia diagnostico di LPR e di dove posizionare in ipofaringe il probe prossimale. Alcuni autori hanno suggerito l’utilizzo di un triplo sensore: primo prossimale, secondo distale a livello dello sfintere esofageo superiore e terzo prossimale allo sfintere esofageo inferiore

4.3 Reflux symptoms index

Il Reflux Symptoms Index (RSI) è un questionario autosomminitrato con nove situazioni cui il paziente deve rispondere al momento della visita, dando a ciascuna un punteggio in base alla gravità (0-5). Uno score >13 è considerato anomalo e indice di patologia da LPR (Per il dettaglio del questionario si rinvia a specifiche pubblicazioni reperibili nel sito) 

4.4 Reflux finding score

Il Reflux Finding Score (RFS) dettaglia i reperti obiettivi durante la firbrolaringoscopia in 8 condizioni che rappresentano i più comuni riscontri durante il LPR. Uno score f >7 è considerato anormale e suggestivo di LPR (per i dettagli vedi altre specifiche pubblicazioni nel sito)  

BIBLIOGRAFIA
Hardip Singh Gendeh and Balwant Singh Gende : Updates on Laryngo-Pharyngeal Reflux (LPR) and Its Management DOI: http://dx.doi.org/10.5772/intechopen.109733

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Il reflusso faringo laringeo: quanto deve durare la terapia?

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Sintomi del reflusso faringolaringeo e tempi di terapia

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La Frozen Section nella valutazione dei Linfonodi Sentinella nei T1-T2 N0 del cavo orale

La Frozen Section nella valutazione dei Linfonodi Sentinella nei T1-T2 N0 del cavo orale. L’ Esame istologico al congelatore (FS) del Linfonodo Sentinella offre potenzialmente la possibilità di diagnosi e trattamento immediato del collo nei casi di Carcinoma Squamoso T1-T2 del cavo orale N0.

Uno studio dell’University College di Londra di metanalisi ha revisionato i 17  lavori  pubblicati fra 2000 e 2023 in cui era stata utilizzata la Frozen Section, per un totale di 878 pazienti. Le metastasi occulte sono state riscontrate globalmente nel 30% dei casi (263/878) di cui nel 65.8 % (173 casi) mediante FS.

La sensibilità della FS è risultata 0.71, con un 34.2 % di falsi negativi. Questi casi (90) sono poi stati recuperati dall’esame istologico  definitivo del LS con sezioni seriate e sottoposti successivamente a svuotamento latero cervicale.

BIBLIOGRAFIA
Munir Abikhder, Axel Shovaler, Panagiotis Vrakas, Mark McGurkSelvam ThavarajClare Schilling Frozen section analysis of Sentinel Nodes in patients with Oral Squamoud cell carcinoma. A systematic review and Meta-Analysis JAMA OtolaryngolHead Neck Surg 2024, 150 (11):1021-28, doi : 10.1001/jamakito.2024.3094

frozen section prof

La valutazione intraoperatoria con FS del linfonodo sentinella darebbe un grande arricchimento per le procedure, evitando al 30% circa dei pazienti sottoposti a SNB un secondo intervento di svuotamento. Gli aspetti negativi, confermati anche da questa review, sono l’allungamento dei tempi chirurgici ed il numero troppo elevato di falsi negativi (34%).

Per ulteriori approfondimenti, si possono consultare anche i seguenti link:

Protocollo multimediale combinato per la ricerca del Linfonodo Sentinella nei tumori mediani piccoli del Cavo Orale

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Linfonodo Sentinella nei tumori del cavo orale: soluzione dell’enigma

Linfonodo Sentinella nei T del cavo orale: fattori predittivi lo sviluppo di metastasi nei Linfonodi non Sentinella

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Linfonodo Sentinella nei Tumori del Cavo Orale

Linfonodo sentinella – “Medicina Regione Lazio”

Linfonodo Sentinella nei tumori del cavo orale ed orofaringe

Linfonodo Sentinella nei Tumori del Cavo Orale – Intervista

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Linfonodo Sentinella: European Archives of Oto-Rhino-Laryngology

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Linfonodo Sentinella: surgical consensus guidelines

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Iodio urinario e TSH possono aiutare a identificare il carcinoma papillifero della tiroide 

Iodio urinario e TSH possono aiutare a identificare il carcinoma papillifero della tiroide. La concentrazione di iodio urinario (UIC) ed il valore del TSH possono fungere da predittori indipendenti di carcinoma papillare della tiroide, secondo uno studio cinese pubblicato su Frontiers in Endocrinology.

Gli autori hanno riscontrato che la soglia ottimale di TSH per la diagnosi di carcinoma papillare della tiroide è di 2,4 mIU/L.

I livelli di TSH erano correlati positivamente con l’Indice di Massa Corporea (IMC) e la concentrazione di iodio urinario.

BIBLIOGRAFIA
Jianning Liu, Front Endocrinol (Lausanne). 2024 Sep 2:15:1429932. doi: 10.3389/fendo.2024.1429932.  

Per ulteriori approfondimenti, si possono consultare anche i seguenti link:

I fattori di rischio per lo sviluppo di metastasi linfonodali nei tumori midollari della tiroide

Studio ecografico dei linfonodi del comparto centrale predittivo del rischio di metastasi da carcinoma papillifero

La sorveglianza attiva opzione efficace nei Carcinomi Papilliferi Tiroidei a basso rischio

Microcarcinoma papillifero della tiroide

Emitiroidectomia e carcinomi papilliferi

Carcinoma Tiroideo di derivazione follicolare

Carcinoma papillifero della tiroide: la multifocalità pesa sulle recidive ma non sulla sopravvivenza

Carcinomi Papilliferi della Tiroide

Carcinoma Papillifero della Tiroide e Vitamina D

Carcinoma papillifero della Tiroide: ecografia vs tac nello studio dei linfonodi del collo

Complicanze nella chirurgia tiroidea: come evitarle

Carcinoma Papillifero della Tiroide: fattori predittivi recidiva

Carcinoma Papillifero Tiroide: svuotamento comparto centrale

Carcinoma papillifero della Tiroide: Citocheratina-19 e Ki 67

Svuotamento Profilattico del Comparto Centrale nel Carcinoma Papillifero della Tiroide cN0

Carcinoma papillifero della Tiroide

Età e metastasi nel carcinoma papillifero della tiroide

Chirurgia endoscopica funzionale del naso personalizzata

Chirurgia endoscopica funzionale del naso personalizzata. Il video mostra un caso recentemente operato di Rinosinusite polipoide in cui concomitava uno sperone settale, una piccola conca bullosa del turbinato medio ed una ipertrofia dei turbinati inferiori. La condizione anatomica nasale precludeva un agevole accesso endoscopico ai seni paranasali, per cui, rimossi preliminarmente i polipi endonasali, si è proceduto ad una chirurgia funzionale personalizzata alle esigenze del caso.

Previa infiltrazione con anestetico e vasocostrittore nella mucosa del setto in corrispondenza dello sperone settale, è stata eseguita la settoplastica endoscopia rimuovendo la porzione di cartilagine settale deviata e riaccollando la mucosa previamente conservata.

Successivamente con apposita pinza si è provveduto al trattamento mininvasivo della conca bullosa della testa del turbinato medio.

Questa metodica viene da me utilizzata solo in caso di conche bullose piccole, in cui la compressione omogena fra le valve della pinza della mucosa turbinale frattura la conca riducendo il volume del turbinato in modo rapido, senza sanguinamento.

Infine con manipolo a radiofrequenza per turbinati ( MECHAN  ® ) è stata eseguita bilateralmente la decongestione sottomucosa interstiziale dei urbinati inferiori. Sempre sotto controllo endoscopico, lo strumento collegato al generatore di radiofrequenza al plasma entra nel turbinato a livello della testa.

La radiofrequenza applicata per tempi di ca 15 secondi ogni volta lungo tutto il decorso del turbinato, riduce, grazie al calore, la rete di vasi, comportando una significativa riduzione volumetrica utile immediatamente per il tempo chirurgico succesivo, che poi si consoliderà nel tempo di un paio di settimane. 

Ritengo sempre opportuno trattare separatamente la coda del turbinato con una o due applicazioni di radiofrequenza dedicate. 

Ripristinato uno spazio chirurgico congruo, si può procedere all’esecuzione della FESS per la risoluzione della patologia rinosinusale polipoide.

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WORLD HEARING DAY 2025: Sfida alla consapevolezza sull’importanza della salute uditiva

WORLD HEARING DAY 2025: Sfida alla consapevolezza sull’importanza della salute uditiva. I messaggi chiave del World Hearing Day che si celebra il 3 marzo 2025 partono dal presupposto che entro il 2030 oltre 500 milioni di persone soffriranno di una perdita uditiva invalidante che richiederà una riabilitazione e questo numero potrebbe salire a 700 milioni nel 2050 (1 persona su 5).

world hearing day 2025

A questo si aggiunge l’allarme che riguarda i giovani a causa dell’esposizione prolungata a suoni forti durante le attività ricreative come l’ascolto di musica o i videogiochi: oltre 1 miliardo rischia la perdita permanente dell’udito.

La maggior parte delle perdite uditive possono essere evitate  attraverso l’adozione di buone pratiche di cura dell’udito e di ascolto sicuro (Prevenzione).

La Diagnosi precoce e l’accesso ad una riabilitazione tempestiva hanno importanza fondamentale.

Effettuare controlli regolari, proteggere l’udito dai suoni forti, utilizzare apparecchi acustici e, laddove necessario, supportare  tutti quelli che convivono con una disabilità uditiva,   rappresentano comportamenti che devono ispirare ciascuno di noi.

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Il Delta Neutrophil Index (DNI) predice la necessità di chirurgia nella rinosinusite cronica

Il Delta Neutrophil Index (DNI), un valore che calcola sul sangue il tasso di granulociti immaturi sui granulociti totali e che riflette la severità della malattia, in uno studio coreano su 117 pazienti, si è dimostrato un valido indicatore per predire la necessità di chirurgia endoscopica nei casi di sinusite cronica recalcitrante. 

Nello studio il valore di cut-off ottimale di DNI per predire la chirurgia è risultato 9%.

BIBLIOGRAFIA
Sumin SonHong Geun AnJoong Su ParkSeung Ho KimSeung Min InJong-Yeup KimSuehyun LeeJaehun ChaJong Wook LeeKi-Il Lee .Delta neutrophil index levels can be a good indicator to predict patients with chronic rhinosinusitis who need surgery.Ear Nose Throat J. 2024 Jun;103(6):NP360-NP367. doi: 10.1177/01455613211058491.

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Epistassi: importanza dell’S-point

L’epistassi rappresenta una comune emergenza nella pratica otorinolaringoiatrica. Se la maggior parte dei sanguinamenti anteriori a livello del plesso di Kiesselbach possono essere agevolmente controllati con misure conservative o con la causticazione, esistono forme difficili da trattare soprattutto in pazienti in trattamento anticoagulante per patologia cardiovascolare o con patologie della coagulazione.

Le epistassi posteriori provengono dalla arteria sfenopalatina nella parte posteriore della cavità nasale.    

In epoca di chirurgia endoscopica l’identificazione precisa del punto di sanguinamento è un aspetto essenziale del trattamento delle epistassi severe.

Nel 2018, il brasiliano Aldo Cassol Stamm ha scoperto una sede di sanguinamento dalla parte superiore del setto nasale a livello della proiezione dell’ascella del turbinato medio chiamato “Stamm’s S-point. Il sanguinamento proviene dall’arteria etmoidale anteriore.

epistassi
Foto: Raid M. Al-Ani

L’area dell’S-point è circondata da un arco anastomotico arterioso singolo o multiplo formato superiormente dall’arteria etmoidale anteriore e posteriormente dalle branche della arteria etmoidale posteriore ed inferiormente dalla arteria settale posteriore.

Un arco singolo è presente nel 36.3% dei setti, un arco multiplo nel 63.6% dei casi.

La distanza media dall’ S-point al limite anteriore dell’arco è 9 mm e 3 mm dall’arco posteriore, quando presente.

Il tetto nasale dista 10 mm. Il calibro delle arterie dell’arco è tipicamente più grande delle branche arteriose di supporto.

epistassi
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A causa della sede nascosta dell’S-point (dietro al corpo settale) una rinoscopia anteriore di routine può non riuscire a visualizzarlo. La Sistematica Esplorazione Nasi Endoscopica (SENE) è un metodo eccellente per la diagnosi dei punti di sanguinamento nelle epistassi severe, particolarmente nella ricerca dell’S-point. 

Nelle epistassi severe la prevalenza in letteratura dell’origine dall’S-point si aggira fra 28.8 e 28.3 %.

La SENE viene effettuata da personale esperto in anestesia locale o generale, in sala operatoria, utilizzando le ottiche nasali rigide 0° e 30°, mantenendo la normale pressione del paziente ed evitando il ricorso a decongestionanti locali.

Va ricercato ogni punto di sanguinamento o un vaso prominente con evidenza di un recente sanguinamento. La ricerca del sanguinamento deve essere comunque sistematica su tutte le parti della cavità nasale, setto, turbinati, meato medio, meato inferiore e coane. 

Nella ricerca dell’S-point prima di tutto va fatta una leggera pressione sul corpo settale con uno scollatore di Cottle.  Secondo, come già detto, va mantenuta la pressione normale, evitando il ricorso a decongestionanti nasali.

Una volta identificato l’S-point, va attuata la elettrocoagulazione che permette un controllo che arriva al 100%, prevenendo le recidive. 

BIBLIOGRAFIA
Raid M.Al-Ani mportance of S-point in the Management of Severe Epistaxis April 2023 AL-Kindy College Medical Journal 19(1):11-14     DOI: 10.47723/kcmj.v19i1.929

Natália Cerqueira RezendeLuciano C P C Leonel , Eduardo Macoto Kosugi , Carlos Diógenes Pinheiro-NetoMaria Peris-Celda. The Arterial Pattern of the Upper Nasal Septum (S-Point) and Potential Role in Severe Epistaxis. Laryngoscope, 2023, 133:2075-2080,  DOI: 10.1002/lary.30487

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