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L’ostruzione nasale fattore indipendente di rischio ipertensione incontrollabile nei pazienti OSA

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L’ostruzione nasale è un fattore predittivo indipendente di ipertensione incontrollata nei pazienti con OSAS.

Lo afferma uno studio  della Capital Medical University di   Beijing,  China , su 217 pazienti OSA con ipertensione incontrollata (HR). 

Quelli con ostruzione nasale (95 soggetti) avevano una percentuale di ipertensione resistente, superiore in modo statisticamente sIgnificativo rispetto ai pazienti senza ostruzione nasale (36.8% vs 17.2% p=0.001) dopo 5 mesi di follow up. 

Il trattamento della ostruzione nasale, pur non riducendo l’incidenza di RH, risultava associato a una riduzione dei farmaci antipertensivi.

BIBLIOGRAFIA
Hao WuJiang XieYaxin GuoZuoguang Wang. The independent role of nasal obstruction in resistant hypertension for uncontrolled hypertensive patients with obstructive sleep apnea.Eur Arch Otorhinolaryngol. 2023 Apr;280(4):2017-2024. doi: 10.1007/s00405-022-07772-2.

ostruzione nasale prof

Il lavoro conferma l’importanza nel paziente OSA, di correggere, quando presente, l’ostruzione nasale, anche se non è l’unica sede responsabile della ostruzione e anche se il trattamento scelto fosse la CPAP.

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Polipo sessile corda vocale anteriore: bioexeresi con Laser Co2

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Polipo sessile corda vocale anteriore: bioexeresi con Laser Co2. Il video mostra un caso di polipo del terzo anteriore della corda vocale vera di destra.

In fibrolaringoscopia la neoformazione appare sessile sita al terzo anteriore della cvv senza coinvolgere la commissura anteriore.

In microlaringoscopia, per la conformazione anatomica della bocca del paziente, la esposizione è difficoltosa ma sufficiente per dominare la lesione.

Polipo sessile corda vocale anteriore: bioexeresi con Laser Co2.

Gli accorgimenti per avere una miglior esposizione sono la pressione dall’esterno della laringe da parte dell’aiuto, l’uso di tamponcini montati su micropinza per spostare la mucosa controlaterale e mettere in tensione la corda, la creazione di un primo lembo di mucosa con l’incisione laser laterale per poter tendere la corda afferrandola e medializzandola con micropinza da presa.

La regolazione del Laser CO2 è a basso wattaggio con emissione superpulsata continua. 

Viene eseguita prima l’incisione laterale, in un piano sottomucoso, rispettando il legamento vocale.

Poi, aiutandosi con micropinza a trazionare il tessuto posteriornente, viene sezionata la mucosa anteriormente ad asportato integralmente il polipo edematoso.

Si controlla la radicalità della asportazione, visualizzando, con l’aiuto degli strumenti microchirurgici, la mucosa commissurale anteriore.

La vaporizzazione con il Laser CO2 del frustoli mucosi per regolarizzre il profilo cordale e la rimozione con tamponcino umido dei residui di carbonizzazione, permette una guarigione rapida ed un recupero fonatorio ottimale.

Per ulteriori approfondimenti, si possono consultare anche i seguenti link:

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Ipertrofia Adenoidea: diagnosi e trattamento

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Ipertrofia Adenoidea: diagnosi e trattamento. Le nuove Linee Guida Tedesche.

Definizione
L’ipertrofia adenoidea è un allargamento delle adenoidi (tonsilla faringea) associato ad una ostruzione meccanica e/o ad un processo infiammatorio cronico del rinofaringe.

Adenoidite definisce una malattia infiammatoria delle adenoidi ipertrofiche. Dal momento che le adenoidi naturalmente diminuiscono di volume durante la adolescenza l’età che maggiormente caratterizza l’ipertrofia e la patologia infiammatoria è quella fra 1 e 6 anni .

Patologia
L’iperplasia della tonsilla faringea deve essere considerata patologica se vi sono sintomi e segni causati da ostruzione meccanica e/o cronica infiammazione del rinofaringe: ostruzione delle coane con limitata clearance delle secrezioni nasali, russamento e sindrome delle apnee ostruttive  del sonno, enuresi notturna, malocclusione e respirazione prevalente alla bocca (facies adenoidea).
L’infiammazione cronica del tratto respiratorio superiore e la bronchite cronica possono essere sequele della ostruzione nasale, così come l’ipertrofia adenoidea può causare una disfunzione cronica della Tuba di Eustachio favorendo Otite media cronica siero-mucosa, retrazione epitimpanica, ipoacusia trasmissiva, e anche il colesteatoma. Una persistenza dei suddetti problemi uditivi può portare nel bambino a ritardo di linguaggio.

Diagnosi
Anamnesi accurata riguardante segni e sintomi della ostruzione respiratoria, apnea, disturbi uditivi, sintomi broncopolmonari.

Visita specialistica 
Riscontro di facies adenoidea (bocca permanentemente aperta con visibilità della punta della lingua). Eczema spesso presente all’ingresso delle narici.

La visita specialistica otorinolaringoiatrica deve prevedere Rinoscopia estesa al rinofaringe utilizzando se possibile fibroendoscopio flessibile; oroscopia con valutazione delle tonsille palatine, otomicroscopia bilaterale, palpazione dei linfonodi cervicali, valutazione della malocclusione e malposizione dentale, palpazione del palato duro e molle per valutare eventuale schisi.  

Test Funzionali 
Timpanometria va effettuata per valutare la ventilazione dell’orecchio medio. Quando opportuno, può essere aggiunta audiometria tonale emissioni otoacustiche (TEOAE) e se possibile e disponibile tubo manometria.

Altri test diagnostici
Se il paziente non tollera esame endoscopico con fibroscopio flessibile nasale o con ottica rigida 70° transorale deve essere effettuato uno studio per imaging (per pazienti con sospetta neoplasia maligna o angiofibroma rinofaringeo giovanile).

Possono essere indicati, a giudizio clinico, test allergometrici e valutazione fonologopedica se c’è ritardo del linguaggio.
Secondo position paper interdisciplinari prima di un intervento sulle adenoidi va utilizzato un questionario standardizzato sulla coagulazione, dal momento che diversi studi hanno evidenziato come gli esami routinari di laboratorio sulla coagulazione (tempo di tromboplastina parziale [PTT], international normalized ratio [INR])  non sempre rivelano un disturbo di coagulazione. In caso di storia personale o familiare di diatesi emorragica, è fortemente raccomandata una diagnosi approfondita dello stato coagulativo prima della chirurgia. Se i questionari strutturati non rivelano che il paziente abbia una storia di deficit coagulativi, prima di una adenotomia non sono richiesti solitamente test di laboratorio della coagulazione.

Trattamento conservativo
L’osservazione è l’opzione per pazienti con iperplasia adenoidea senza altri segni o sintomi. In aggiunta vi sono evidenze che suggeriscono che l’uso off-label di steroidi intranasali può avere un beneficio nei pazienti con iperplasia. Il trattamento conservativo deve altresì essere considerato criticamente in pazienti con controindicazioni relative all’intervento (schisi sottomucosa palatale diatesi emorragica). Non vi sono al momento studi clinici che evidenzino vantaggi nell’utilizzazione di schemi di terapia medica. Pertanto steroidi sistemici – antibiotici  ed antistaminici non dovrebbero essere utilizzati per il trattamento della ipertrofia adenoidea.

Trattamento chirurgico
L’ Adenoidectomia è indicata in pazienti con segni e sintomi severi (suscettibilità a infezioni ricorrenti, febbre, e danno uditivo persistete) e/o fallimento della terapia osservazionale. Pazienti con otite media cronica sieromucosa vengono spesso sottoposti a adenoidectomia e miringotomia associata con o meno inserimento di tubo di drenaggio transtimpanico.    

Sulla base delle correnti raccomandazioni della American Academy of Otolaryngology—Head and Neck Surgery (AAOHNS) e l’evidenza della recente letteratura, le indicazioni alla adenoidectomia in pazienti con iperplasia adenoidea sono:

  1. Quattro o più episodi di rinorrea ricorrente purulenta nei primi 12 mesi in un bambino  più giovane di 12 anni.
  2.  Persistenza di sintomi di adenoidite dopo due cicli di antibioticoterapia (B-lactamici per almeno 2 settimane).  
  3. Disturbi del sonno con ostruzione nasale persistente per almeno 3 mesi: sindrome delle apnee notturne ostruttive (OSAS), enuresi notturna secondaria.
  4. Linguaggio nasale
  5. Otite media con effusione per oltre 3 mesi o associata a set di tubi transtimpanici
  6.  Malocclusione dentale o disturbi dello sviluppo orofacciale documentati da ortodontista o dentista 
  7. Complicanze cardiopolmonari (cor pulmonale, ipertesione polmonare e ipertrofia del ventricolo destro con ostruzione delle vie aeree superiori).
  8. Otite media acuta ricorrete o otite media cronica con effusione all’età di 4 anni ed oltre 
  9. Disordini cronici e ricorrenti della ventilazione  che interessano la mastoide (mastoidite acuta e/o cronica o otite media cronica ricorrente o disfunzione della tuba di Eustacchio con retrazione della MT)   
  10.  Segni secondari e sintomi come facies adenoidea. 

Fonte:  https://www.entnet.org/resource/clinical-indicators-adenoidectomy/

L’urgenza della chirurgia dipende dai segni e sintomi del paziente e va deciso in accordo con gli specialisti coinvolti. 

L’ Adenoidectomia con o meno miringotomia +/- drenaggio transtimpanico  viene solitamente attuata come procedura outpatient (day surgery).

In casi speciali come fattori sociali, grande distanza da casa, impossibilità di assicurare assistenza continua oppure multiple disabilità, asma, disturbi di coagulazione, l’adenoidectomia può essere praticata con ricovero ospedaliero.

Limiti di età
La fisiologica involuzione delle adenoidi inizia dall’età di 6 anni ed è completa alla pubertà, per cui l’intervento è di rado effettuato ad età maggiori.

Tecnica chirurgica
In Germania, il curettage del rinofaringe in anestesia generale è la modalità standard delle chirurgia adenoidea.
Alternative comprendono elettrochirurgia, microdebriding, chirurgia a radiofrequenza e sono ampiamente utilizzate.  
Esistono studi contrastanti sulla superiorità di una o alcune metodiche sull’altre o sull’uso di una chirurgia endoscopica per cui il curettage viene considerato la terapia standard

Esame istologico
In Germania, non vi è consenso nazionale per l’esame istologico del tessuto adenoideo.  L’esame istologico è imperativo per pazienti con una storia medica suggestiva per tumore o in pazienti con reperti macroscopici preoperatori o intraoperatori anomali.

Cure postoperatorie
Nel caso di intervento outpatient, è necessario monitoraggio post operatorio sia dell’otorinolaringoiatra che dell’anestesista.
Se non vi sono complicanze (gonfiore, sanguinamento dal naso, distress respiratorio, lento smaltimento anestesia), dopo qualche ora possono essere dimessi ed affidati alle cure dei genitori.
Il monitoraggio va proseguito per le successive 24 ore. I pazienti devono stare tranquilli, a casa da scuola per almeno 3 gg ed astenersi da attività fisico sportive per almeno 7 gg.
In caso di insorgenza di sanguinamento secondario, è fortemente raccomandato di rivolgersi a un mendico per valutare se necessario un reintervento.

Una profilassi antibiotica generalmente non è necessaria   

Complicanze e sequele
Il sanguinamento è la complicanza più frequente e viene distinto in primario ( entro 24 ore) o secondario ( oltre le 24 ore). L’incidenza  riportata in letteratura varia fra 0.5% e 8.0%  e raramente è severo.     

Trauma all’ugula e danneggiamento alla apertura della tuba di Eustacchio  con succesiva disfunzione tubarica e seri problemi di ventilazione dell’orecchio medio sono complicanze rare.   

Anche se l’Adenoidectomia è eseguita correttamente, una recidiva di ipertrofia adenoidea può capitare e in alcuni casi può richiedere un ulteriore intervento.

Complicanze estremamente rare riportate sono permanente Ipo o iper nasalità, permanente insufficienza  velofaringea, insufficienza coanale cicatriziale, sindrome di Grisel (o malattia di Watson-Jones o torcicollo atlantoepistrofeo), mediastinite discendente. In rari casi l’inserzione del tubo orale può portare a danno temporaneo dell’ipoglosso od irritazione delle fibre nervose del glossofaringeo.

Una temporanea iponasalità e odinofagia che durano 2 o 3 giorni sono considerate  nella norma, come un leggero edema della mucosa peritubarica con effusione dell’orecchio medio o una temporanea incompleta chiusura rinofaringea  con rigurgito nasale di cibi e bevande.

Follow-up
Un controllo della sede di intervento va fatto dallo specialista alcuni giorni dopo la dimissione e dopo la guarigione della ferita, con una valutazione ispettiva otoscopica, una timpanometria ed una valutazione audiometrica o con otoemissioni acustiche per valutare il miglioramento rispetto ai dati preoperatori.

BIBLIOGRAFIA
Ahmad, Z., Krüger, K., Lautermann, J. et al. Adenoid hypertrophy— diagnosis and treatment: the new S2k guideline. HNO 71 (Suppl 1), 67–72 (2023). https://doi.org/10.1007/s00106-023-01299-6

The German version of this guideline is available at: https://register.awmf.org/assets/guidelines/017-021p_S2k_Adenoide-Vegetationen_2022-12_01.pdf.

Editor: German Society for Otolaryngology—Head and Neck Surgery

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Inalazione postoperatoria di steroidi riduce la formazione di granulazioni cordali dopo laserchirurgia

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Inalazione postoperatoria di steroidi riduce la formazione di granulazioni cordali dopo laserchirurgia. Gli interventi di Laserchirurgia Transorale per stenosi glottica (cordotomia trasversa e aritenoidectomia anteromediale (TCAMA) ), sono spesso complicati dalla formazione di granulazioni postoperatorie che possono causare dispnea e rendere necessaria una rimozione chirurgica.

Una analisi retrospettiva  su 44 pazienti sottoposti a laserchirurgia transorale per stenosi glottica, effettuata alla University of North Carolina School of Medicine, Chapel Hill, NC, USA, ha evidenziato che la immediata inalazione postoperatoria di steroidi era in grado di limitare significativamente la formazione di granulazioni: nessuno dei 23 pazienti sottoposti a terapia aveva sviluppato granulazioni cordali, contro 15/37 (40.5%) di quelli non sottoposti a terapia (P < .0001).

BIBLIOGRAFIA
Alison N HollisAmeer GhodkeDouglas FarquharRobert A BuckmireRupali N Shah . Postoperative Inhaled Steroids Following Glottic Airway Surgery Reduces Granulation Tissue Formation.Ann Otol Rhinol Laryngol. 2022 Nov;131(11):1267-1273. doi: 10.1177/00034894211065805.

Inalazione postoperatoria di steroidi

L’invito è a verificare e confermare i risultati di questo studio. Nella mia esperienza l’incidenza di granulazioni cordali post laserchirurgia è evenienza rara, ma dato l’elevato  beneficio  ed il basso costo della terapia proposta, credo valga la pena provare.

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Papillomatosi Laringea: Microchirurgia Laser Co2

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Granuloma Piogenico della Laringe

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Reflusso Gastroesofageo: la malattia aumenta il rischio di sviluppare tumore della laringe

Papillomatosi Laringea

Laser Co2 a Fibra-Trattamento Patologia Benigna Laringea

Invasione linfovascolare diminuisce la sopravvivenza nei tumori del cavo orale

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Invasione linfovascolare diminuisce la sopravvivenza nei tumori del cavo orale. L’infiltrazione linfovascolare è un importante fattore prognostico negativo indipendente che abbassa la sopravvivenza dei tumori del cavo orale.

Invasione-linfovascolare

Uno studio multicentrico statunitense su 16.992 pazienti ha riscontrato una invasione linfovascolare in 3457 casi (20%) che era responsabile di una riduzione della sopravvivenza a 2 anni (relative hazard 1.29, p < 0.001) e a 5 anni (relative hazard 1.30, p < 0.001).

In questi pazienti risultati migliori si ottengono con trattamenti combinati di chirurgia + radioterapia postoperatoria o chirurgia + radiochemioterapia  superiori alla sola chirurgia (relative hazard 1.79,  p < 0.001  e relative hazard 2.0,  p < 0.001 rispettivamente ).

BIBLIOGRAFIA

Julia C ComerAndrew B HarrisAndrew O Hess , Kathryn E HitchcockWilliam M Mendenhall , James E Bates , Peter T Dziegielewski . Does lymphovascular invasion predict survival in oral cancer? A population-based analysis. Oral Oncol  2023 May;140:106387. doi: 10.1016/j.oraloncology.2023.106387.

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I tumori dello spazio parafaringeo: una sfida per il chirurgo

Papilloma Squamoso Hpv del Faringe

LEZIONE – I TUMORI DEL CAVO ORALE – Fattori di rischio e Diagnosi

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Linfonodo Sentinella nei tumori del cavo orale: soluzione dell’enigma

Smettere di fumare: farmaci + counseling 

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Smettere di fumare: farmaci + counseling. Negli USA I fumatori sono circa 34 milioni, il 14% dei soggetti adulti. Se smettessero di fumare, si stima che potrebbero guadagnare circa 10 anni di vita.

Uno studio su19.488 fumatori di sigaretta che avevano tentato di smettere, ha evidenziato come il tasso di cessazione dal fumo era entro sei mesi il 15.2% combinando terapia medica e counseling comportamentale, versus 8.6% se vi era solo un breve avvertimento o le usuali attenzioni.

Fra le terapie sostitutive della nicotina (NRT) – varenicline, bupropione, cerotto alla nicotina e placebo – l’EAGLES Trial su 8144 pazienti ha dimostrato che la percentuale di cessazione dal fumo era 21.8% per vareniciclina, 16.2% per bupropione e 15% per i cerotti di nicotina, comunque tutti più efficaci del placebo (9.4%).

Il supporto comportamentale associato alla terapia medica, breve o intensivo, mediante colloquio di persona, ma anche con telefonate, sms o mediante internet, è fondamentale nel migliorare il risultato se utilizzato routinariamente.

BIBLIOGRAFIA
Nancy A.Rigotti,Gina R.Kruse, Jonathan Livingstone-Banks, Jamie Hartmann-Boyce .  t     reatment of Tobacco Smoking. A review .JAMA. 2022;327(6):566-577. doi:10.1001/jama.2022.0395

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Fumo passivo e patologie tumorali e infiammatorie ORL

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Il fumo peggiora l’udito

Il Fumo fa male all’udito soprattutto nelle donne

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Il fumo uccide ma è anche la principale causa di morte evitabile

Le sigarette compromettono le cure odontoiatriche

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Infiltrazione del nervo laringeo ricorrente da carcinoma tiroideo

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Infiltrazione del nervo laringeo ricorrente da carcinoma tiroideo: se non c’è paralisi, la resezione del nervo non migliora la prognosi.

Una infiltrazione macroscopica del nervo ricorrente (RLN) da parte del Carcinoma tiroideo non si traduce sistematicamente in paralisi cordale.

Lo evidenzia uno studio monocentrico retrospettivo canadese su 65 pazienti sottoposti a tiroidectomia totale per tumore tiroideo, con monitoraggio del nervo.

Il RLN risultava intraoperatoriamente infiltrato dal tumore primitivo nel 59.3% dei casi e nel 30.5% dalle metastasi linfonodali.

Infiltrazione del nervo laringeo ricorrente da carcinoma tiroideo

Dal monitoraggio intraoperatorio del nervo ricorrente è emerso che  la paralisi cordale accompagna meno della metà dei pazienti con infiltrazione del nervo e che un nervo infiltrato può essere ancora stimolabile elettrofisiologicamente.

Il sacrificio del nervo ricorrente, insieme alla tiroidectomia, non aveva comportato un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da malattia (RFS P=0.5) o della sopravvivenza globale (OS P=0.38), mentre la somministrazione di Radioiodio (RAI) era associata ad un miglioramento sia della RFS  che della OS a 5 anni (p = 0.006 e p = 0.004 rispettivamente). 

BIBLIOGRAFIA
Jennifer A BrooksAmr H Abdelhamid AhmedZaid Al-QurayshiDipti KamaniNatalia KyriazidisRebecca Jean Hammon , Hongzhi MaNiranjan SritharanIsaac WassermanLily N TrinhAyaka J IwataYoshiyuki SaitoSelen SoyluGregory W RandolphR Score Research Group. Recurrent Laryngeal Nerve Invasion by Thyroid Cancer: Laryngeal Function and Survival Outcomes. Laryngoscope 2022 Nov;132(11):2285-2292. doi: 10.1002/lary.30115.

Infiltrazione del nervo laringeo ricorrente da carcinoma tiroideo

Infiltrazione del nervo laringeo ricorrente Prof

È un po’ la situazione del nervo facciale e la parotidectomia. Se non è presente già una condizione di paralisi funzionale, l’asportazione radicale del nervo non modifica la prognosi, mentre il minimo residuo tumorale perineurale può essere trattato con radioiodio nella tiroide e con la Radioterapia esterna nella parotide, senza peggioramento prognostico.

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Edema di Reinke delle corde vocali: fonochirurgia con Laser Co2

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Edema di Reinke delle corde vocali: fonochirurgia con Laser Co2. Il video mostra un caso di Edema di Reinke trattato con Laserchirurgia. 

Come già illustrato in altri video analoghi, l’intervento fonochirurgico consiste nella riduzione e svuotamento dello spazio di Reinke occupato da edema ed aumento dell’interstizio sottomucoso, per ottenere un lembo mucoso da “liftare” a ricoprire la faccia ventricolare della corda vocale, dopo averne eventualmente ridotto l’eccesso. 

È importante che la superficie mucosa mediale della corda, quella che in fonazione affronta la corda controlaterale sia integra.

È una microchirurgia delicata e di raffinamento, che non utilizza solo il laser ma anche strumenti tradizionali come il microaspiratore o micropinze o microconcotomi.

Il Laser Co2, consentendo un taglio preciso ed esangue, viene utilizzato nella fase di taglio  della mucosa cordale per vaporizzare, dopo l’aspirazione, l’eccesso di edema residuo dello spazio di Reinke e per definire il lembo mucoso sottile da far poi scivolare sulla faccia vetricolare. 

Questa duttilità dello strumento rappresenta per me un grande vantaggio rispetto alla sola chirurgia tradizionale, proprio per quei minimi aggiustamenti settoriali che consentono di ottenere il miglior risultato fonochirurgico possibile.

Per ulteriori approfondimenti, si possono consultare anche i seguenti link:

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Edema di Reinke delle Corde Vocali: Tecnica del Flap Mucoso

Edema di Reinke delle Corde Vocali

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Fibrolaringoscopia. Luce bianca ed NBI

Nuova classificazione delle Rinopatie basata su etiologia e citologia nasale

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Nuova classificazione delle Rinopatie basata su etiologia e citologia nasale. Il gruppo del prof Gelardi ha proposto una nuova classificazione sistematica delle riniti, basata sia sulla etiologia che sulla citologia nasale (CN) al fine di standardizzare il percorso diagnostico terapeutico e garantire ai pazienti un trattamento efficace e personalizzato.

Viene di seguito proposto un estratto sintetico del Lavoro pubblicato su European Archieves of Oto-Rhino Laryngology (2023):

RINITE INFETTIVA

Può essere classificata a seconda dei patogeni responsabili come batterica, virale o fungina ed a seconda del decorso come acuta o cronica. Nelle forme batteriche la CN mostra numerosi neutrofili, e vari microrganismi, inclusi i batteri aderenti alla superficie cellulare o all’interno dei fagociti. Le cellule cigliate diminuiscono in favore delle cellule caliciformi (goblet cells) e delle cellule metaplastiche, con la comparsa della colorazione espressione del biofilm batterico.

La forma virale mostra microscopicamente la ciliocytophthoria (modificazioni morfologiche sulla superficie delle cellule epiteliali).

La rinite fungina, più rara e spesso limitata a soggetti immunocompromessi, manifesta gli effetti citopatici soprattutto a livello dei nuclei che appaiono rarefatti, con la invasione nel citoplasma e nei nuclei da parte delle ife fungine.

RINITE INFIAMMATORIA

È associata alla continua esposizione a fattori chimici, fisici, o atmosferici irritanti che progressivamente compromettono l’integrità della mucosa generando un circolo vizioso responsabile del processo istolesivo. CN mostra metaplasia epiteliale con aumento delle cellule mucipare o atrofia con aumento delle cellule squamose (metaplasia platicellulare).

RINITE VASOMOTORIA

Il termine vasomotoria si riferisce alla iperreattività nasale che è l’espressione sintomatica della capacità della mucosa nasale di rispondere a stimoli non specifici come temperatura, umidità e odori vari.

Queste forme rientrano fra le Rinini non allergiche (NAR) e sono classificate a seconda della prevalenza di cellule evidenziate alla CN in: NARES (Eosinofili), NARMA (mast cells), NARNE (neutrofili) NARESMA (eosinofili e mast cells) .

RINITE ALLERGICA

È un disordine infiammatorio della mucosa nasale indotto dalla esposizione ad un allergene che stimola una infiammazione IgE mediata. Viene attualmente suddivisa in intermittente, quando i sintomi sono presenti per meno di 4 gg a settimana  o per meno di 4 settimane consecutive  o persistente  quando lo sono >4 gg/settimana o per > 4 settimane.  A seconda dell’entità dei fenomeni viene distinta in lieve, moderata o severa. Alla CN sono presenti persistente infiltrato di neutrofili e scarsi eosinofili- Nelle fasi intermittenti acute NC rivela presenza di neutrofili, linfociti, eosinofili e Mast Cells largamente degranulate, mentre nelle fasi non stagionali è presente il “silenzio” clinico e patologico.

RINITI NON ALLERGICHE

Rappresentano circa il 15% di tutte le rinopatie e sono caratterizzate da intensi sintomi pseudo-allergici. Sono classificate a seconda del citotipo più rappresentato nella CN in:

NARNE: infiltrato di neutrofili (>30%) assenza di batteri o spore fungine. Sono in aumento presso lavoratori dell’industria, fumatori o nelle aree industrializzate. Il reflusso gastroesofageo è una delle cause. Non è congenita ed è reversibile, rimuovendo le cause patogenetiche

NARES: abbondante infiltrazione eosinofila (> 50-70%) nella mucosa nasale, talora associata ad aumentata eosinofilia nel sangue. Tipicamente associata, alla Rinosinusite cronica (CRS) con polipi, sensitività alla Aspirina (ASA sensitivity) e Asma. Può evolvere in NARESMA

NARMA: presenza di Mast cells parzialmente degranulate. Può essere associata a mastocitosi sistemica. La sintomatologia è tipicamente molto intensa – Può essere associata a CRS con polipi e Asma. Può evolvere in NARESMA

NARESMA: caratterizzata da abbondante presenza di eosinofili e mast cells, parzialmente degranulate. Più di altre forme tende ad essere associata a CRS con polipi, Asma ed un peggioramento della qualità di vita. In questi casi vi è un indice prognostico di ricorrenza sfavorevole.

RINITI SOVRAPPOSTE (OVERLAPPING RHINITIS): nel 15-20% dei casi AR e NAR coesistono. CN: presenza di eosinofili e mastcells anche quando non esposte a specifici allergeni. Hanno beneficio solo parziale dai farmaci antiallergici.

RINITI ORMONALI la forma gestazionale ha una prevalenza del 9-22% e compare tipicamente nel secondo e terzo trimestre della gravidanza. Può comparire anche una forma di rinite legata al ciclo mestruale (vasodilatazione, edema, incremento delle secrezioni). La CN non evidenzia modificazioni significative salvo una metaplasia mucipara dovuta all’incremento della secrezione mucosa. Un’altra forma nota di Rinite ormonale è quella legata all’Ipotiroidismo ed è dovuta direttamente all’incremento del TSH che può causare ipertrofia delle ghiandole mucose, deposito di mucopolisaccaridi e distruzione dell’apparato mucoso ciliare.

RINITE IATROGENA. Dovuta all’uso conico di vasocostrittori nasali e all’abuso di sostanze narcotiche come cocaina, o all’azione di farmaci sistemici sulla mucosa nasale come beta-adrenergici, alpha-bloccanti o contraccettivi orali. Alla CN non vi sono alterazioni

RINITE ATROFICA. È caratterizzata da atrofia della mucosa e sottomucosa nasale. Oltre ai soggetti anziani, può colpire giovani donne dove si ipotizza l’agente causale sia di natura ormonale associata a virus ed immunodeficienza. Si presenta con ipotrofia dei turbinati, ampie cavità nasali ripiene di essudato crostoso. Alla CN la mucosa va incontro a metaplasia squamosa di vario grado  con infiltrato infiammatorio cronico.

RINITE IPERPLASTICA/GRANULOMATOSA

Include la CRS con poliposi ritenuta espressione iperplastico-degenerativa della mucosa nasale secondaria ad una rinopatica cronica cellulare. La CN permette non solo di evidenziare tutti i citotipi della immunoflogosi nasale, ma stabilisce anche la severità della CRS in accordo con il Clinical-Cytological Grading (CCG) .

Anche il polipo antrocoanale, con pattern infiammatorio Tipo 1 neutrofilico è incluso in questa categoria.

Associate alla Rinite iperplastica possono essere inoltre la Sarcoidosi, e le vasculiti sistemiche come la Granuomatosi di Wegener e la Churg-Strauss syndrome.

ALTRE RINITI: rinite angiospastica (associata a acrocianosi e sindrome di Raynaud); rinite vasomotoria colinergica; abnorme riflesso gustatorio, riniti meccaniche (deviazione del setto, atresia coanale, presenza di corpi estranei) decubito, fattori occupazionali o fisiologici, discinesia ciliare, fibrosi cistica, mielomeningocele etc.

Gli autori sia augurano che questa classificazione permetta di rendere più omogenei gli approcci clinici, standardizzare gli approcci terapeutici e rendere più confrontabili i dati delle esperienze cliniche nei confronti di una patologia dai costi socio-economici elevati

BIBLIOGRAFIA
M.Gelardi, V.Fiore, R. Giancaspro, F.M.Di Canio, C.Fiorentino, S.Patruno, A.Ruzza, M.Cassano. General Classification of rhinopaties: the need for standardization according to etiology and nasal cytology. Eur Arch Oto-Rhino-Laryngol 2023, 280: 4751-4758 https://doi.org/10.1007/s00405-023-08117-3.

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Probabilità di rischio di emorragia dopo tonsillectomia in età pediatrica

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Probabilità di rischio di emorragia dopo tonsillectomia in età pediatrica. Uno studio retrospettivo statunitense su una popolazione di 96.415 bambini sottoposti a Tonsillectomia +/- Adenoidectomia ha identificato il rischio di emorragia postoperatoria pari a 1.97% per il 50° percentile e pari a 4.75% per il 95° percentile.

Altre variabili associate al sanguinamento dopo tonsillectomia sono risultate l’etnicità ispanica (OR, 1.19), malattie gastrointestinali (OR, 1.33), apnee ostruttive del sonno (OR, 0.85), obesità (OR,1.24), età > 12 anni (OR, 2.48). 

Il tasso globale di pazienti ritornati in Ospedale per emorragia post tonsillectomia entro 30 giorni dall’intervento è risultato pari a 2.18%.

BIBLIOGRAFIA
Romaine F. Johnson, Dylan R- Beams, Isabella Zaniletti, Stephen R Chorney , Yann-Fuu Kou, Felicity Lenes Voit, Seckin Ulualp, Christopher Liu, Ron B. Mitchell. Estimated Probability Distribution of Bleeding After Pediatric Tonsillectomy A Retrospective National Cohort Study of US Children. JAMA Otolaryngol Head Neck Surg. 2023;149(5):431-438. doi:10.1001/jamaoto.2023.0268

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