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Poliposi Nasale: Chirurgia endoscopica

Poliposi

Poliposi Nasale: Chirurgia endoscopica

Il Video presenta alcuni casi di Poliposi nasale trattati con tecnica endoscopica.

Il primo mostra un quadro di pansinusite polipoide bilaterale. La polipectomia nasale rappresenta in questi casi il I° tempo dell’intervento più completo di F.E.S..S. (Functional Endoscopic Sinus Surgery). La rimozione dei polipi endonasali ha l’intento di ripristinare la normale anatomia nasale per ritrovare i reperi che permetteranno il corretto approccio ai seni paranasali. Prima dell’inizio della rimozione chirurgica è sempre opportuno con micropinze taglienti (Mackay-Grunwald o Blekesley) sezionare una parte di polipo da inviare all’esame istologico definitivo. La rimozione dei polipi avviene con uno strumento dedicato (Microdebrider o Shaver M4 Medtronic in questo caso) dotato di un manipolo sottile, leggero ed ergonomico comandato a pedale e connesso ad un motore centrale, che permette di avvicinarsi a contatto con il polipo, di tagliarlo ed aspirarlo. L’estremità distale dello strumento è infatti costituita da due cannule una esterna e l’altra interna entrambe a punta smussa. La cannula interna con un movimento di oscillazione/rotazione taglia e sugge contestualmente il polipo ed un sistema di irrigazione continua ne previene l’ostruzione. La superficie smussa della cannule esterna evita il traumatismo sui tessuti. Una volta ripulito dai polipi il meato medio, l’intervento di FESS prosegue con l’antrostomia mascellare con pinza a morso retrogrado .

Il secondo caso riguarda una poliposi naso mascellare sinistra. Effettuata l’asportazione di un frammento per l’esame istologico, l’intervento prosegue con il microdebrider (Storz). Il numero di oscillazioni della cannula interna si aggira in questi casi tra 800 e 1000. Lo strumento risulta altamente performante e non traumatico.

Il terzo caso presenta un quadro di recidiva polipoide bilaterale ad una precedente FESS. E’ evidente l’ampia antrostomia mascellare ed i polipi che occupano i meati medi. La consistenza dei polipi nelle recidive appare marcatamente più accentuata. L’esame istologico è opportuno che preceda sempre il trattamento più traumatico sui tessuti in modo da consentire all’istologo un’analisi non inficiata da danni termici o da strappo dei tessuti. Se durante l’intervento il tessuto che andiamo ad asportare dovesse presentare alterazioni morfologiche anche minimamente sospette per altre patologie, a freddo, con micropinza tagliente, verrà prelevato un ulteriore frammento da inviare all’istologia. Nelle recidive, ovviamente, è raccomandabile una maggiore prudenza dato che l’anatomia può essere stata parzialmente modificata dai trattamenti precedenti ed alcune limitanti ossee fra naso e seni risultare mancanti od indebolite.

L’ultimo caso riguarda un polipo antro coanale a partenza dal seno mascellare di destra che ostruiva completamente la fossa nasale sconfinando in rinofaringe. Individuata con le ottiche l’origine dal seno mascellare, come in tutte le lesioni monolaterali è opportuno fornire all’esame istologico una quantitativo di materiale abbondante e meno traumatizzato possibile. In questo caso è consigliabile asportare prima la componente endonasale del polipo, per poter poi approcciare quella endomascellare. Il polipo viene sezionato a più riprese con microforbici e micropinze taglienti, svuotato in parte della sua componente liquida ed asportato pressochè integralmente nella sua porzione nasale e rinofaringea. Rimossa la parte maggiore del polipo si controlla agevolmente con microdebrider ed ottiche angolate la porzione endomascellare.

 

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