Otite Esterna Batterica: patologia insidiosa

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Otite Esterna Batterica: patologia insidiosa

L’Otite Esterna Batterica è un’infezione batterica molto frequente, soprattutto nel periodo estivo dopo bagni di mare od in piscina. La sintomatologia è evidente e consiste in un violento dolore all’orecchio irradiato a volte in regione temporale e mandibolare, che si esacerba alla pressione del trago ed alla mobilizzazione del padiglione. Il più delle volte concomita febbre, con adenopatie latero cervicali satelliti.

L’otoscopia è resa difficoltosa dall’edema del condotto uditivo che lo restringe e rende doloroso l’esame. L’aspetto otoscopico varia a seconda del grado della patologia, andando dalla iperemia della cute del condotto alla stenosi quasi completa dello stesso, alla presenza frequente di secrezioni sierose. Durante la visita otoscopica le secrezioni vanno delicatamente aspirate senza traumatizzare la cute del condotto, ma in modo da favorire l’azione dei farmaci topici. Se le secrezioni sono verdastre e maleodoranti va sempre fatto un tampone per scongiurare la presenza di Pseudomonas auroginosa.

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I germi più frequenti sono Staphylococcus aureo e Pseudomonas aeruginosa. La sintomatologia dolorosa è così pressante che non appare opportuno aspettare il risultato del tampone auricolare per iniziare la terapia antibiotica con farmaci ad ampio spettro, per almeno 8 gg. al dosaggio pieno. Importante è anche la terapia topica che, in caso di condotto molto stenotico, è opportuno iniziare dopo qualche giorno, quando il condotto si sarà sfiammato. Vengono usate gocce auricolari antibiotiche con associato steroide (tobramicina + desametazone). La riduzione dell’edema del condotto viene favorita da antinfiammatori per bocca, preferenzialmente, nella mia esperienza, a base di bromelina o fibrinolitici, sempre per almeno 1 settimana.

La prevenzione delle ricadute, frequenti se la cura non viene effettuata correttamente, si ottiene evitando bagni e traumatismi anche minimi sulla cute del condotto (cotton fioc) fino alla guarigione completa e consolidata. L’assenza di un rapido miglioramento clinico impone una grande attenzione, soprattutto in un paziente diabetico ed immunodepresso. Il passaggio alla cronicità non è tuttavia eccezionale.

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