La colonna sonora del Chirurgo

Il primo chirurgo a portare un grammofono in Sala operatoria è stato il Dr. Evan O’Neil Kane nel 1914 in Pennsylvania.

Kane riteneva che ascoltare musica soft aiutasse i pazienti chirurgici a rilassarsi prima di ricevere l’anestesia. La consuetudine di ascoltare musica entro le sale operatorie si è poi diffusa largamente e molti chirurghi prediligono colonne sonore che personalizzano a seconda dello stato mentale nelle diverse fasi operatorie. Continua tutt’ora il dibattito se la musica in sala operatoria sia utile o svantaggiosa, se può contribuire a distrarre il chirurgo mettendo il paziente a rischio o viceversa gli permette di lavorare più tranquillo migliorandone la sicurezza e le performances.

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Sono stati pubblicati diversi studi sull’ uso della musica in SO. Il Journal of Anaesthesiology Clinical Pharmacology, nel 2011 ha riscontrato che 87 su 100 tra chirurghi, anestesisti ed infermieri di sala operatoria in un Ospedale in India gradiva lavorare con la musica. Le motivazioni riportate dagli intervistati erano che la musica la aiutava ad essere più rilassati, migliorava le funzioni cognitive e migliorava il loro umore e riduceva la reattività istintiva nei momenti di maggior stress chirurgico, permettendo di affrontare queste situazioni in modo più ragionato e rilassato.

Sono stati pubblicati anche studi in cui si è dimostrato che ascoltando musica le performance erano decisamente migliori in termini di tempi e qualità nell’esecuzione di interventi simulati, nella sutura delle ferite da parte degli specializzandi.

Il Dr Jonathan D. Katz, professore di anestesiologia alla Yale University School of Medicine, studiando gli effetti del suono sulle prestazioni chirurgiche, afferma che la stessa musica ha effetti differenti su ogni membro del team chirurgico. Per i chirurghi meno esperti, col compito di essere concentrati ad aiutare, può essere anche motivo di distrazione. Va valutato anche il livello di rumorosità. Suoni troppo forti possono rendere più difficoltosa la comunicazione all’interno del team chirurgico peggiorandone le prestazioni.

Per quanto riguarda il paziente la musica sembra ridurre l’uso di sedativi intraoperatori durante alcune procedure, in quanto contribuisce a ridurre l’ansia e possibilmente anche il dolore.

E’ chiaramente importante quale musica ascolta il chirurgo. Il Dr David Brenin, chirurgo oncologo alla University of Virginia, abituato ad operare con la musica, afferma di essere grato ai servizi di streaming come ” Pandora and Spotify che permettono di creare una o più colonne sonore e di poterle ascoltare semplicemente premendo un bottone, mentre negli anni 90’ si utilizzavano i CDs e compito dei residents (specializzandi) era spesso quello di procurarli, con una scelta comunque limitata.

Solitamente è il chirurgo operatore che decide cosa ascoltare, pur non essendo del tutto refrattari alle richieste dei membri dell’equipe.

Una indagine di Figure 1 per Spotify su oltre 700 chirurghi sentenzia che un medico su due mentre opera ascolta rock (49%). Seguono pop (48%), classica (43%) e jazz (24%). I gruppi più ascoltati durante gli interventi secondo questa indagine sono Guns N’Roses, Led Zappeling, AC/DC e Rolling Stones.

Personalmente preferisco operare con la musica e la gradisco dall’inizio della procedura chirurgica, quando ancora il paziente non si è addormentato. Mi rilassa e mette di buon umore. La utilizzo durante l’intervento, a volume non elevato. Solo in alcuni casi e momenti estremamente delicati in cui ho bisogno della concentrazione di tutta l’equipe e della immediata comprensione di ogni richiesta, la faccio togliere momentaneamente. La preferenza va alla musica Jazz ed i cantanti che preferisco durante gli interventi sono Nora Jones ed Adele.