La classificazione delle Parotidectomie

classificazione delle parotidectomie

La classificazione delle Parotidectomie. L’intervento di parotidectomia rimane l’intervento cardine nel trattamento delle lesioni benigne e maligne della ghiandola parotide.

Esiste tuttavia, nell’esperienza dei chirurghi del collo, un’ampia gamma di opzioni chirurgiche sotto il nome di parotidectomia a seconda della estensione del tessuto asportato ed una terminologia che non traduce con esattezza quanto rimosso (parotidectomia parziale, superficiale, subtotale, inferiore, profonda, etc.)

Per la necessità di standardizzare ed uniformare la terminologia che descriva le diverse estensioni della parotidectomia, nel 2016 la European Salivary Gland Society (ESGS) ha proposto una Classificazione che è stata successivamente rivalutata e sottoposta a modifiche per migliorarne accuratezza e applicabilità.

Secondo la classificazione ESGS, la ghiandola parotide può essere divisa in 5 livelli:classificazione delle parotidectomie
Classificazione ESGS: la ghiandola è suddivisa in 5 livelli

La classificazione delle Parotidectomie

Livello I laterale superiore: corrisponde al tessuto parotideo laterale al piano del nervo facciale e craniale alla linea tracciata dalla biforcazione tronco del VII al dotto di Stenone. È l’area delle branche temporofacciali del nervo.

Livello II laterale inferiore: corrisponde al tessuto parotideo laterale al piano del facciale al di sotto della linea descritta. È l’area delle branche cervico-facciali.

Livello III profondo inferiore: comprende il tessuto parotideo profondo (sotto facciale) al di sotto della linea

Livello IV profondo superiore: comprende il tessuto profondo al di sopra della linea

Livello V accessorio: costituito dal lobo accessorio.

Wong e Shetty nel 2017 hanno proposto di suddividere il livello I in due sublivelli IA ed IB utilizzando come landmark la divisione superiore temporofacciale del nervo.

Analogamente il livello II viene suddiviso in sublivelli IIA e IIB utilizzando la divisione cervicofacciale inferiore del nervo.

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Modifiche suggerite da Wang e Shelly con il sublivelli IA-IB e IIA-IIB

L’obiezione degli autori, basata sulla revisione di 130 parotidectomie, era motivata dal fatto che in molti casi il livello I o II non risultava, nella pratica clinica, asportato del tutto in caso di parotidectomia parziale superficiale.

Esistono con una certa frequenza situazioni in cui la dissezione dei rami temporali o del ramo marginalis non viene fatta integralmente e queste situazioni non sono iscrivibili nella classificazione ESGS.

La classificazione delle Parotidectomie

Gli autori giustificano la mancanza di una proposta volta alla suddivisione dei livelli III e IV sia per ragioni logistiche (pochi casi e assenza di lend markers precisi) che per evitare una eccessiva suddivisione in sottolivelli priva di reale valore clinico.

La parotidectomia più frequentemente effettuata risulta quella I-II-III.

Qualche difficoltà classificativa può riguardare i tumori cosiddetti del polo inferiore, dove è difficile definire esattamente il coinvolgimento dl lobo profondo.

La classificazione di Parotidectomia II-III appare quella più corretta.

La definizione “subtotale” e “limitata”, devono scomparire.

classificazione delle parotidectomieclassificazione delle parotidectomie 4
PAROTIDECTOMIA IA IIB                             PAROTIDECTOMIA  I-II

BIBLIOGRAFIA
Wai Keat Wong  Subhaschandra Shetty . Classification of parotidectomy: a proposed modification to the European Salivary Gland Society classification system Eur Arch Otorhinolaryngol (2017) 274:3175–3181 DOI 10.1007/s00405-017-4581-0
Quer M, Guntinas-Lichius O, Marchal F, Vander Poorten V, Chevalier D, Leon X, Eisele D, Dulguerov P (2016) Classification of parotidectomies: a proposal of the European Salivary Gland Society. Eur Arch Otorhinolaryngol 273:3307–3312. doi:10.1007/s00405-016-3916-6

classificazione delle parotidectomieLa mia opinione è che, nonostante questa classificazione non abbia alcuna implicazione clinica e che non vi sia alcuna differenza nel comportamento della malattia nei diversi sottogruppi, ha il pregevole intento di uniformare il linguaggio, indurre gli operatori ad una maggior precisione descrittiva, facilitando la comunicazione ed il confronto dei dati. Non credo sia agevole, né tantomeno utile, revisionare le casistiche alla luce di questa classificazione ma da oltre 1 anno mi sono imposto di utilizzarla.

Per ulteriori approfondimenti, si possono consultare anche i seguenti link:

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