Infezioni ospedaliere: ogni anno in Italia 700.000 casi

infezioni

Infezioni ospedaliere, ogni anno in Italia 700.000 casi. Il 30% è prevenibile. Fino a 700.000 casi di infezioni ospedaliere su 9 milioni di ricoveri, l’1% dei quali con esito letale

In Italia sono oltre 7.000 i degenti che muoiono annualmente a causa di un’infezione contratta in ospedale.

L’allarme è stato lanciato in occasione del 2° Congresso WAidid, l’appuntamento mondiale sulle Malattie Infettive e i Disturbi immunologici che si è tenuto a Milano fine 2018.

Dal 5% all’8% degli individui ricoverati contrae un’infezione: le più frequenti sono soprattutto quelle urinarie, seguite da infezioni post-operatorie, polmoniti e sepsi.

Di queste, si stima che circa il 30% sia potenzialmente prevenibile (135.000-210.000 casi).

Tra le principali cause, infatti, la decontaminazione non corretta e l’abuso di antibiotici con conseguente aumento dell’antibiotico-resistenza.

Il vaccino antinfluenzale potrebbe prevenire gran parte dei casi di influenza, limitando non poco l’eventualità di un ricovero ospedaliero per quei soggetti a rischio di complicanze.

Ogni anno le complicanze dell’epidemia influenzale comportano l’utilizzo di una rilevante quantità di antibiotici, non sempre necessaria e spesso dannosa.

L’Italia è ai primi posti in Europa per antibiotico-resistenza.

Le specie di microrganismi più spesso responsabili di infezioni ospedaliere gravi e potenzialmente fatali sono oggi i bacilli Gram negativi.

Nel nostro Paese la percentuale di Escherichia coli resistenti alle cefalosporine è del 30%.

Ancora più preoccupante Klebsiella pneumoniae, con quasi il 60% di ceppi resistenti alle cefalosporine di terza generazione ed il 30% di ceppi resistenti ai carbapenemi.

Allarmante infine Acinetobacter baumanii, la cui percentuale di resistenza combinata ad aminoglicosidi, fluorochinoloni e carbapenemi supera il 50%.

La prevenzione delle infezioni ospedaliere va potenziata con azioni di “infection control”, ovvero attraverso le buone pratiche assistenziali, come ad esempio il lavaggio delle mani, il rispetto dell’asepsi nelle procedure invasive, la disinfezione e la sterilizzazione dei presidi sanitari.

Le azioni preventive sono determinanti, ma richiedono progetti educazionali specifici e strumenti di verifica efficaci.

I nuovi antibiotici, efficaci per curare queste gravi infezioni, sono purtroppo pochi e non di rapido e facile accesso.

Modificato da INSALUTENEWS,2018

Per ulteriori approfondimenti, si può consultare anche l’articolo al link

La resistenza agli antibiotici ucciderà più dei tumori