Indicazioni alla Tonsillectomia nell’adulto

A) TONSILLITI RECIDIVANTI

Valgono i criteri   già elencati nel precedente articolo riguardo al numero e frequenza degli episodi ed al fallimento della terapia medica. Nel caso degli adulti va considerato che il sistema immunocompetente del tessuto tonsillare ha già esplicato la sua azione e che pertanto minori sono le remore alla asportazione delle tonsille rispetto alla prima infanzia. Va anche sfatata la credenza che la tonsillectomia nell’adulto sia molto più rischiosa : l’intervento è del tutto simile ed il rischio di complicanze analogo.

Quando intervisto pazienti adulti che vanno incontro a frequenti episodi di tonsillite, spesso con febbre o febbricola associata, e che mi chiedono se le tonsille devono essere tolte, chiedo loro se il soffrire frequentemente di questi episodi condizioni loro la normale vita di relazione. Se sì consiglio sempre la Tonsillectomia

B) IPERTROFIA TONSILLARE

Diversi studi dimostrano come una vera sindrome ostruttiva notturna (OSAS) presenti nella quasi totalità dei casi una significativa ipertrofia tonsillare fra le cause determinanti. Laddove da una valutazione fibrolaringoscopica alla ricerca dei siti ostruttivi risulti l’ipertrofia tonsillare l’elemento più significativo, la tonsillectomia o in alternativa la tonsillotomia riduttiva è spesso risolutiva per migliorare il quadro di Apnee. Ovviamente prima di porre indicazione alla Tonsillectomia il paziente deve aver fatto uno studio polisomnografico notturno che dimostri la presenza di Apnea Lievi/Medie ( AHI> 10) ed una Sleep Endoscopy che evidenzi la sede di ostruzione prevalente od esclusiva a livello orofaringeo.

C) ASCESSO PERITONSILLARE

Il rischio di recidiva dopo un ascesso peritonsillare è stato considerato per anni motivazione per procedere sempre alla tonsillectomia in questi casi. La radicalizzazione chirurgica dell’infezione, che, va ricordato, in ha superato la capsula tonsillare e non ha barriere anatomiche   in caso di progressione lungo le fascie muscolari del collo fino al mediastino, risulta sicuramente superiore a quella fornita da incisione e drenaggio. Porta a scomparsa delle recidive ascessuali e di tonsillite con abbreviazione dei tempi di ospedalizzazione , di guarigione e disabilità lavorativa. Quanto tempo deve trascorrere fra la diagnosi di ascesso e la tonsillectomia? Secondo la Letteratura statunitense da 6 a 72 ore con una media di 30 ore. Di fatto il comportamento della maggior parte degli otoiatri ( anche americani ), come risulta da diversi studi , non è così omogeneo e la tonsillectomia viene ritenuta assoluta nel 23% e relativa in circa il 75% dei casi.

Il mio comportamento in caso di ascesso peritonsillare comporta in fase acuta in regime di ricovero ospedaliero: a) terapia antibiotica ad alto dosaggio per via iniettiva endovenosa; b) agoaspirazione del pus nella sede palatale peritonsillare anche ripetuta 2 volte al giorno per individuare la sede della raccolta ascessuale da drenare, sia lo stato di maturazione della raccolta purulenta c) incisione e drenaggio della raccolta purulenta con riapertura della cavità il giorno successivo . Se nel giro di un paio di giorni non si assiste ad un miglioramento del quadro clinico-obiettivo va effettuato uno studio ecografico del coll, perfezionato eventualmente con una TAC con mezzo di contrasto per accertarsi che non vi sia una progressione della raccolta nel collo verso il mediastino. In tal caso è indispensabile un immediato approcio chirurgico cervicale per scongiurare il rischio di mediastinite, spesso complicanza gravata di mortalità. La tonsillectomia viene programmata elettivamente a distanza dalla risoluzione dell’ascesso.

TC coronale  Didascalia

Le recidive sono tanto più probabili quanto più numerosi sono stati gli episodi di tonsillite o di pregressi ascessi e nei soggetti di età compresa fra 15 e 40 anni. In tali casi l’indicazione alla tonsillectomia deve essere imperativa.

 

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